
radiatori
Un termosifone al Centre Pompidou
26 Luglio 2011
Men che meno “un radiatore infinito”, come l'ha chiamato Satyendra Pakhalé, classe 1967, il designer originario dell'India - ma residente ad Amsterdam - ideatore del “sistema basato su un modulo sviluppato in due direzioni, con quattro lati sagomati che permettono di aggiungere altri moduli” (add-on, appunto) e creare così un prodotto adattabile a molteplici esigenze compositive.
Grazie alla scelta dell'alluminio come materiale costruttivo (una delle modifiche sostanziali apportate al prototipo originale, che era in ceramica), il radiatore si caratterizza per uno scambio termico rapido, la precisione di accoppiamento dei vari moduli da 12x24 cm - il cuore del sistema, che ha richiesto alcuni anni di messa a punto - e la leggerezza della struttura. È dunque possibile collocare add-On a parete, oltre a sceglierne liberamente forma (quadrata, rettangolare o indefinita) e dimensioni.
Vera rivoluzione, poi, lo speciale supporto intra-muro che consente di trasformare il radiatore in un elemento divisorio; in tal modo, add-On diventa una sorta di parete riscaldante integrata alla struttura, e non soltanto a questa.
Con i suoi moduli smussati e la loro crescita esponenziale, il radiatore infatti non sembra estraneo a un certo biomorfismo che lo avvicina agli oggetti-scultura (olandesi, manco a dirlo) con cui è esposto nella sala 29 del Beaubourg, come il Cinderella Table e il Lace Fence dello studio Demakersvan o la Lounge Chair di Joris Jaarman.
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