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Ufficio Liquido, convegno 2011 a SaloneUfficio

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Ufficio Liquido, convegno 2011 a SaloneUfficio

Possiamo lavorare ovunque, che senso ha dunque lavorare in ufficio? Se lo sono chiesti esperti e designer durante un convegno a Milano

Paola Silva Coronel

09 Giugno 2011

Tra le eredità dell'ultimo SaloneUfficio, rimane il dibattito proposto da Stefano Boeri sul tema dell'ufficio. Carlotta de Bevilacqua, Jonathan Olivares, per citarne alcuni, e un sempre interessante Erwan Bouroullec si sono susseguiti analizzando e ipotizzando possibili scenari futuri, di un mondo, quello del lavoro, apparentemente in crisi. Se abbia senso continuare a parlare di ufficio è stata la domanda d'esordio, alla quale tutti i presenti, produttori di mobili per ufficio inclusi, hanno ovviamente risposto in modo affermativo.

Grazie alle tecnologie mobile e al wi-fi possiamo lavorare ovunque: in treno, al bar, su una spiaggia; fare riunioni al ristorante o su un campo da golf, perché quindi continuare a costruire e arredare uffici? Stefano Boeri, nella sua introduzione, prova a ribadire l'importanza dell'ufficio come “luogo di incontro con i colleghi” identificando nell'interazione il baluardo per la salvaguardia dell'ufficio. L'interazione avviene però anche al bar e in spiaggia, verrebbe da controbattere e allora perché salvare gli uffici? Un'ipotesi, forse, potrebbe essere il valore dell'identità: l'ufficio è il luogo in cui l'identità individuale si lega e si riconosce nell'identità aziendale, creando quel senso di appartenenza, di corporate, che porta ogni individuo a sentirsi parte di qualcosa di più grande, al quale dare il proprio apporto e contributo.

Capire il valore del proprio lavoro è importante anche per Erwan Bouroullec. Nel suo contributo riconosce che “l'industria del mobile per ufficio è malata” e non nega che “in Francia le persone hanno poca voglia di andare in ufficio”. Nella sua visione la virtualizzazione è il fenomeno degenerante. Il modo di lavorare, gli ambienti di lavoro, gli stessi arredi tendono a una virtualizzazione: tavoli ultrasottili, quasi inesistenti, sedie aeree, accorgimenti tecnici quali ante e pannelli, ingegnerizzate per far scomparire tutto. Non è questa la strada. Questa tendenza è percepita come negativa “è necessario trovare il modo di rendere tangibile il lavoro assieme”. E' importante incontrarsi, discutere. Introdurre una componente personale nelle relazioni. L'informatica tende ad uniformare i dettagli: dalla scrittura di una lettera, ad esempio, era possibile capire chi l'avesse scritta, con che spirito, in quale situazione. Dalla grafia si poteva quasi intuire lo stato d'animo. Oggi tutte queste componenti personali si sono perse. L'unico elemento verificabile è la velocità: la tempestività, cioè, con cui una persona risponde!
La soluzione proposta da Bouroullec è quindi di mettere in movimento lo spirito, lasciare che le persone si esprimano con il corpo, con il movimento, con le parole. Dare un senso al lavoro che si sta facendo, capirne il valore, volergli bene.

L'Ufficio Liquido, più che un'entità diffusa, pare dunque soprattutto un'entità debole, al quale nessuno vuole rinunciare. Forse bisognerebbe comprendere prima di tutto quali sono le reali esigenze delle persone: si parla tanto di domesticità del lavoro, ma l'home-work è uno dei principali abbagli al quale dobbiamo lentamente rassegnarci. Nessuno vuole lavorare a casa da solo. L'entertainment, invece, potrebbe essere uno scenario verso cui rivolgersi, per capire realmente cosa desiderano le persone. Già all'indomani della catastrofe delle torri gemelle, quando tutti teorizzavano un periodo di cocooning, di chiusura all'interno dei propri ambienti domestici per trovare quel senso di protezione, che era stato intaccato, New York viveva una delle stagioni più fertili dell'entertainment. Benessere, nel senso più profondo del termine, tecnologia e socialità sono probabilmente alcune delle molecole da utilizzare per costruire un nuovo DNA del lavoro.

Tag: saloneufficio

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