fuorisalone 2012
Tom Dixon e MOST: british design a Milano
02 Maggio 2012
Ambizioso, in effetti, il Fuorisalone firmato Tom Dixon lo era davvero; non si può negare però che abbia fornito diversi spunti innovativi per lo sviluppo del design, anche e soprattutto nel modo di porsi rispetto ai suoi utenti.
Sicuramente suggestivo l'allestimento Luminosity, posto proprio all'ingresso del Museo di via Olona: grazie agli ambienti interconnessi da labirintici corridoi, ai giochi di superfici angolari e specchianti, le lampade Tom Dixon hanno avuto modo di farsi apprezzare in tutta la loro geometrica, lucida sensualità.
Ancor più stupefacenti, però, si sono rivelati gli altri ambienti di MOST allocati alle iniziative tenute a battesimo da Tom Dixon; dalla vetrina che ospitava la redazione di Dezeen e i suoi intervistati, alla Gelateria realizzata in collaborazione con Carpigiani Gelato University, benefica dispensatrice tanto di lezioni che di leccornie.
La cosiddetta “rivoluzione”, messa in atto da Tom Dixon con il gigante dell'ingegneria industriale Trumpf, merita infine che si spenda qualche parola in più.
All'interno della ricostruzione della stazione ferroviaria ottocentesca, per tutta la durata del Fuorisalone le macchine Trumpf hanno punzonato e profilato i fogli metallici davanti agli spettatori, ricavandone le nuove lampade Stamp, le miniature delle omonime sedie e cinque prototipi delle stesse, tutti firmati Tom Dixon.
Mentre le sedie in miniature sono state distribuite ai visitatori durante la settimana del Salone, i primi 400 giunti al Museo nel pomeriggio di sabato 21 aprile hanno ricevuto ciascuno una lampada; cinque visitatori più fortunati, infine, si sono visti regalare anche il prototipo della sedia Stamp, grazie a un biglietto vincente nascosto nella lampada.
Complice - non ultima - questa iniziativa di Tom Dixon, tra i trend principali della Design Week 2012 di Milano va sicuramente annoverata una nuova attenzione rivolta ai processi del design, che quasi spodestano il protagonismo degli stessi prodotti finali: ai visitatori sono stati mostrati i processi ideativi e la manifattura industriale, implicitamente invitandoli a controllare il complesso produttivo per trarne da sé una garanzia di qualità.
Se questa tendenza prenderà piede, l'augurio è che si giunga poi alla piena affermazione dell'Open Design e del design DIY (fai da te), dove il progetto viene pubblicamente condiviso e messo a disposizione di chi voglia (sappia) realizzarlo e implementarlo.
Un primo passo in questo senso l'ha compiuto anche Tom Dixon, la cui lampada Stamp viene consegnata al cliente sotto forma di una lamina di metallo: sta all'utente darle la forma che più gli aggrada, seguendo liberamente le linee di piegatura.
Tag: eventi e mostre design, exhibit design, fuori salone, high-tech, lighting, trasformabili









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