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Real Estate e investitori esteri: il mondo è cambiato
A cura di Silvia Sertorio, AREL
29 Agosto 2011
“Il mercato italiano, in realtà e nella sostanza, non è cambiato, ma il sentimento sì”, spiega Lisette Van Doorn, Country Manager Italia di ING Real Estate Investment Management: “L'Italia è molto interessante per gli investimenti immobiliari ma, in questa fase, è più difficile convincere gli investitori delle opportunità”.
L'immobiliare italiano, però, è sempre stato un incontro tra contraddizioni. Da una parte stabilità, ricchezza di opportunità (per esempio nel retail al Sud, ancora ben lontano dalla saturazione) e la vivacità di sviluppo di due prime location come Roma e Milano. Dall'altra, le storiche incertezze in materia di fiscalità, la burocrazia ostativa e un difetto di trasparenza nella comunicazione, visto soprattutto con gli occhi degli istituti di credito finanziatori. Oltre a qualche lacuna nella capacità di promuovere le proprie caratteristiche vincenti.
Gli investitori istituzionali che hanno già approcciato il mercato italiano - e quindi lo conoscono bene - e i fondi paneuropei o regionali, che avevano già ottenuto l'approvazione per intervenire in Italia, continuano a essere attivi e portare avanti i piani di investimento e sviluppo.
“Ci sono investitori seri che continuano a lavorare nel nostro Paese, malgrado le incertezze in materia di fiscalità” - dice Micaela Malinverno, Head of Milan Branch di EuroHypo. “Questo mercato può essere davvero interessante per operatori che, oculatamente, costituiscano joint venture con entità nazionali, facilitatori all'interno della macchina burocratica, e che sappiamo fare leva su un know how locale fidelizzato”.
Dalle banche e dagli istituti finanziatori emerge, poi, un appello a trasparenza, completezza e gestione professionale dei report; strumento fondamentale e vincente di un rapporto virtuoso, in grado di fornire elementi corretti di valutazione del rischio degli asset e individuazione delle eventuali misure più appropriate secondo le normative vigenti, prima di tutto Basilea.
Nel frattempo, ci sono operatori in piena trasformazione. ING Group ha siglato a febbraio di quest'anno un accordo con CB Richard Ellis Group Inc., che assorbirà le attività di ING Real Estate Investment Management, ad eccezione degli Stati Uniti. La chiusura dell'operazione è attesa entro la fine dell'anno. In maggio, poi, ING REIM ha ottenuto da Banca d'Italia l'autorizzazione per una SGR, che migliorerà le opportunità di gestione di fondi e investitori stranieri ma sarà anche leva per accrescere il business e raccogliere investitori italiani.
Per la Società olandese l'impegno nel mercato italiano è serio e specializzato. Il patrimonio gestito in Italia, del valore di circa 1.2 miliardi di euro, è infatti composto in buona parte da Centri Commerciali: un prodotto diversificato, che offre rendimenti importanti e stabili. ING gestisce il prodotto in modo intensivo grazie a un “in-house team” di sette asset manager.
E, oggi, guarda ancora al mercato tricolore con grande attenzione: “Siamo convinti che l'Italia possa offrire opportunità di sviluppo interessanti.” - conferma Lisette Van Doorn - “Gli investitori, infatti, generalmente si orientano su investimenti 'core', ma apprezzano soluzioni capaci di offrire qualche upside”.
E se la crescita inizia proprio dalla capacità di evidenziare e valorizzare le proprie caratteristiche forti, è da qui che si deve ripartire. Come sottolinea Micaela Malinverno, visto che il confronto è ormai su un palcoscenico internazionale, “bisogna migliorare la capacità di fare marketing del nostro Paese”.
Tag: arredo urbano e spazi pubblici, mercato



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