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Quali Cose Siamo - terza interpretazione
30 Aprile 2010
Dopo aver risposto alla domanda Che cosa è il Design Italiano? Con Le sette Ossessioni del Design Italiano e Serie Fuori Serie, Triennale Design Museum dal 27 marzo 2010 al 27 febbraio 2011 presenta una nuova interpretazione del design italiano dal titolo Quali Cose Siamo.
Triennale Design Museum conferma così la sua natura di museo dinamico, in grado di rinnovarsi continuamente e di offrire al visitatore sguardi, punti di vista e percorsi inediti e diversificati.
Triennale Design Museum è diretto da Silvana Annicchiarico e ha la cura scientifica di Alessandro Mendini.
L'ipotesi curatoriale alla base della terza interpretazione di Triennale Design Museum è che in Italia esista un grande e infinito mondo parallelo a quello del design istituzionale, un design invisibile e non ortodosso.
Il punto di osservazione si sposta sulla storia e sulle storie che scaturiscono dai singoli oggetti che, messi uno accanto all'altro, creano una rete di relazioni e rimandi, un paesaggio multiforme capace di provocare squilibri e spiazzamenti, ma ricco di emozione e spettacolarità.
Una selezione di opere dei Maestri, di artisti, di giovani designer entra in dialogo con oggetti inaspettati che, di primo acchito, non sembrano «fare sistema» ma, in realtà, non sono quello che sembrano. Se guardati attraverso nuovi punti di vista, mostrano una complessa matrice progettuale, forniscono un'ulteriore, inedita, testimonianza della creatività italiana e contribuiscono a definire in altro modo la nostra identità e l'essenza del design italiano.
A conclusione del percorso espositivo, Alessandro Mendini e Silvana Annicchiarico hanno coinvolto alcuni dei progettisti di The New Italian Design a lavorare sul tema della scala urbana sull'utopia progettuale.
Sul modello ideale della torre di Babele è stata realizzata una serie di torri, a formare una città ideale.
Questo sistema di torri, caratterizzate da plurilinguismo segnico, materico, culturale e oggettuale, è pensato come simbolo e anima totemica della città, dove le facciate e i volumi esprimono con i loro linguaggi le tensioni etiche ed estetiche degli abitanti, la loro poesia e responsabilità.
Se il museo si chiede “Quali cose siamo”, queste torri si chiedono “in quali cose abitiamo”. I progettisti coinvolti sono Matteo Bazzicalupo, Antonio Cos con Sophie Usunier, Lorenzo Damiani, Esterni, Diego Grandi, Giulio Iacchetti, Interaction Design Lab, Alessandro Loschiavo, Raffaella Mangiarotti, Miriam Mirri, Nucleo, Lorenzo Palmeri, Daniele Papuli, Gabriele Pezzini, Matteo Ragni, Studio Temp, Tankboys, Marco Zito.
Questo progetto conferma ancora una volta la vocazione del Triennale Design Museum non solo come museo della conservazione della memoria ma anche della sperimentazione.
Il museo «mette in scena» il design italiano rinnovando non solo il tema-chiave e l'ordinamento scientifico, ma anche l'allestimento che, per questa interpretazione, è affidato al francese Pierre Charpin.




















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