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Musica da ufficio

contro lo stress

Musica da ufficio

Suoni e armonie possono ridurre l'ansia e aumentare la concentrazione in ufficio

us - ufficiostile

28 Giugno 2010

Nel corso di un evento organizzato presso lo showroom Kinarps di Milano, il dr Alberto Grollo e il dr Pier Paolo Becich di Focusjob (società di consulenza che si occupa di analisi, gestione e organizzazione delle risorse umane) hanno affermato che la musica agisce sulle emozioni e sul pensiero orientandolo ad atteggiamenti positivi verso la vita e il lavoro. A confermare questa teoria hanno anche realizzato e prodotto un CD “pensato per tutte le persone che svolgono il loro lavoro con grande impegno intellettuale ma anche etico e morale -come spiega il testo della cover - composto con musica di Alberto Grollo e Rino Capitanata e parole di Pier Paolo Becich, come contributo concreto all'apporto di benessere di cui ogni risorsa umana sente il desiderio e il bisogno per se stesso anche e soprattutto nel corso della stressante giornata lavorativa”.

Non è certo una novità che la musica, agendo su alcune aree cerebrali e stimolando la produzione corporea di determinati ormoni, influenzi il nostro stato psicologico-emozionale. È ormai chiaro e documentato che ciò che percepiamo con l’udito, dai rumori spesso fastidiosi a quelli della natura, fino alla musica, provoca in noi variazioni sia a livello psicologico che a livello della fisiologia delle diverse funzioni vegetative che si manifestano alla fine con possibili cambiamenti di umore, attenzione, disponibilità, concentrazione, maggiore attitudine all' intelligenza creativa, dell'apprendimento e della strategia.
La musica determina variazioni fisiologiche se percepita a livello conscio, incosciente o subliminale e a questo proposito si possono citare diversi esempi: gli esperimenti sul sonno, le colonne sonore dei film o la cosiddetta musica “funzionale” fatta ascoltare in certe fabbriche. Nei supermercati ascolteremo sempre musiche allegre che, mettendoci di buon umore, ci spingeranno all’acquisto, mentre negli studi dentistici o negli aeroporti verrà diffusa musica rilassante. Napoleone prima di andare in battaglia ascoltava la quinta sinfonia di Beethoven mentre (si perdoni l'accostamento) le mucche producono più latte se ascoltano la nona sinfonia – quella dell’Inno alla Gioia - dello stesso grande autore. Non solo, è ormai assodato che bambini cresciuti con l'ascolto di alcune sonate di Mozart hanno maggiore tendenza a sviluppare un'intelligenza creativa.

I poteri terapeutici della musica
Fin dall’antichità sono stati attribuiti, più o meno ragionevolmente e coerentemente, poteri terapeutici alla musica. Si rammenta che Catone ricordava un motivo specifico per la cura degli stappi muscolari, Aureliano già usava la musica nella cura della follia. Nel 1632 Robert Burton diceva: “molti uomini diventano piacevolmente melanconici nell’ascolto della musica che è il rimedio più gradevole per le loro pene, paure, tristezze. Elimina le preoccupazioni e li rende immediatamente tranquilli”. Harrer, nell’Ottocento, asseriva che i suoni diversi potevano ottenere modificazioni comportamentali e fisiologiche: il brano brillante induceva aumento della frequenza cardiaca, mentre quello distensivo un’azione sedativa sull’apparato cardiocircolatorio.
La medicina e la psichiatria, dal '900 in poi, contano centinaia di esperimenti e l'avvento di tecniche diagnostiche quali gli elettrocefalogrammi dagli anni '60 fino alle moderne TAC e risonanze megnetiche hanno dato una grossa mano nell'indagare i molti processi fisiologici del cervello in risposta a stimoli sonori, costruendo un'autentica mappa di attivazione di particolari zone.
Quando si segue un brano noto, viene sollecitato l'ippocampo, dove si concentra la memoria, e parte del lobo frontale della corteccia. I ricordi suscitati dalla musica coinvolgono aree dell'amigdala e del cervelletto. Il tutto viene elaborato nella corteccia. Leggere la musica coinvolge la corteccia visuale collocata nella porzione posteriore del cervello nel lobo occipitale. Ascoltare e rievocare un brano attiva i centri del linguaggio

Musica contro l’ansia
Da un test effettuato per verificare se la musica da noi appositamente composta e prodotta avrebbe potuto determinare uno stato di relativo rilassamento, appare chiaro - dati gli intimi rapporti tra ipotalamo e sistema vegetativo - che se i principali parametri sono alterati dall’ansia, questi stessi possono essere modulati dall’ascolto di una musica appropriata, che tra l’altro determina una produzione di alcuni ormoni fra cui le endorfine.
Resta da definire il significato di musica appropriata. Il concetto di musica “gradevole” o “rilassante” è molto soggettivo; la risposta dipende da molti fattori: età, sesso, tipo di vita, stato di salute, eventuale stato di stanchezza, reattività emozionale del momento, eventuale assunzione di alcol,  caffè e droghe, atteggiamento nei confronti della musica, in generale, o di un brano, in particolare.

La musica va considerata come un altro fondamentale linguaggio (in contrapposizione a quello verbale) che si esprime con varietà di melodie e ritmi che generano sensibilità ed emozioni, influendo sull’equilibrio psichico e in certi casi agendo come condizionante anti-stress.
Tutto ciò è stato documentato e riscontrato anche nel nostro studio e nelle esperienze passate, rendendoci quindi consapevoli dell’effetto rilassante che alcuni ritmi e suoni assumono.
Il ruolo che il suono e/o la musica ricoprono nel rapporto comportamentale umano è più comprensibile allorché si afferma come già nel feto stimoli sonori incrementino, per esempio,
il ritmo del battito cardiaco.
Ne consegue che fin dalla nascita noi affiniamo un “orecchio culturale”, oltre a quello fisiologico, che è il prodotto dell’interazione fra l’individuo e stimolazioni acustiche specifiche.

Ci sono anche i profumi da ufficio
Analogamente alla musica, anche la stimolazione dell’olfatto può interagire con le nostre emozioni e suscitare atteggiamenti positivi nell’ambiente di lavoro. Luca Gardenghi, Business Development Manager di Olfattiva ci ricorda: “Gli olii essenziali stimolanti, freschi e tonificanti potenziano le capacità di concentrazione, la chiarezza di pensiero ed il rendimento lavorativo. Prevengono la tensione e l’affaticamento mentale insieme: limone, lavanda vera, bergamotto, ginepro, menta piperita, mirto, lemon grass, pino silvestre, rosmarino, issoppo, ottime anche se diffuse da soli o miscelati. Per un maggiore benessere fisico va inoltre ricordato che limone, pino, mirto, ginepro e lavanda, sono particolarmente indicati per un ambiente saturo di fumo passivo”.

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