
mostre
mischer’traxler finalmente in Italia
11 Novembre 2011
titolo: mischer’traxler: (mis)using what is there
a cura di: Maria Cristina Didero
durata: 6 novembre – 6 dicembre 2011
città: Torino
luogo: Novalis Fine Arts, via Maria Vittoria 19
telefono: 011 19713628
sito web: www.novalisfinearts.com
La mostra “(mis)using what is there” già dal titolo introduce la filosofia creativa sottesa alle attività dello studio, che si è spesso focalizzato sull'interazione - meglio, le possibili forme di interazione - tra uomo e macchina: da qui, l'uso “improprio” che i progettisti fanno degli oggetti, per una loro reinterpretazione che spesso dà adito all'epifania di aspetti (e utilizzi) fino a quel momento trascurati.
Design concettuale, quindi; non a caso lo studio viene fondato, nel 2009, all'indomani del diploma in Conceptual Design alla Design Academy di Eindhoven. Non che, con questo, venga in qualche modo accantonata la cultura materiale necessaria alla progettazione, anzi: concetto non è necessariamente sinonimo di astratto.
Parte integrante del processo creativo di mischer'traxler è l'esame dello status quo - a partire dalle risorse naturali disponibili -, dal quale il duo procede poi a sperimentare, verificare… e anche scartare quanto prodotto. Questa visione critica del design, che spesso mette in crisi la catena produttore-oggetto-consumatore, non prescinde dalle due domande fondamentali cui il progetto deve rispondere: “perché” e “per cosa”.
Le risposte esulano spesso dal consueto ambito del design industriale, chiamando in causa una filiera produttiva che ha le sue origini nella stessa natura, sia nel senso di una progettazione sostenibile - tra artigianato e tecnologia - sia perché input esterni come le condizioni atmosferiche possono concorrere alla realizzazione degli oggetti. Per arrivare infine al design della comunicazione: di nuove idee, di atteggiamenti e modi di rapportarsi al presente differenti; dei quali i prodotti di mischer'traxler sono una dimostrazione concreta, più che una rappresentazione simbolica.
Si prenda per esempio “one piece, one edition”, opera commissionata da Novalis e concepita dallo studio ad hoc per questa mostra: una collezione costituita da nove pezzi d'arredo ma derivata dalla scomposizione di un unico orologio a pendolo.
Gli oggetti nati dalle parti costitutive del prodotto originario sono, quindi, già in parte definiti: dal concetto di serie si passa a quello di famiglia di elementi, che condividono lo stesso patrimonio “genetico”. Oltre alle idee di riutilizzo e al riciclo, c'è quella di dare una seconda vita, un ulteriore sviluppo a un prodotto già esistente, ma decontestualizzato; ne nasce un'edizione limitata di pezzi unici, sì, il cui numero non è limitato arbitrariamente ma è definito dalle caratteristiche materiali dell'oggetto di partenza e dal metodo di produzione “ecologico”.
Altre opere in mostra
reversed volumes
Collezione di ciotole che conservano l'impronta di un ortaggio o di un frutto, che è stato inserito in un contenitore pieno di ceramica. La polvere di ceramica indurisce senza bisogno di essere cotta e dà la possibilità di creare dei veri e propri pezzi unici, esattamente come lo sono i vegetali utilizzati. La texture della frutta e della verdura rimane impressa in modo dettagliato.
Materiali: polvere di ceramica colorata e indurita, impregnante
limited moths
Parte della serie Real Limited, questa lampada è composta da pezzi in rame che riproducono una rara specie di falene presente in Austria. Lo sciame di falene vola verso la lampadina e ciascun insetto, copia di una falena realmente esistente, è numerato a sottolineare l'importanza dell'individualità. Le lampade-sciame sono pezzi unici e per il momento ne sono state prodotte solo 4: è stato stimato, infatti, che le falene attualmente presenti in natura sono tra le 800 e le 1.100.
Una parte del ricavato della vendita delle lampade viene devoluta al progetto “Baumpension” della Naturschutzbund Austria, che si occupa della protezione degli alberi morenti: habitat di funghi, muschio e insetti. L'idea è che, contribuendo alla salvaguardia di questa falena, sarà possibile incrementarne la popolazione e di conseguenza creare una nuova lampada tra qualche anno.
Materiali: falene in rame (tagliate a getto d'acqua e rivettate a mano), materiali elettrici per la lampada.
Dimensioni dello “sciame”: 65 x 30 x 35 cm
LU 0-24
LU 0-24 è stato creato per la mostra “Phänomen - Ikea” all'Imperial Furniture Collection Museum del 2010. Il compito era quello di realizzare una lampada che si basasse su “principi Ikea”. Partendo dal presupposto che Ikea impernia la sua produzione sulla quantità, sono state scelte 12 basi per lampadine e altrettante lampadine, interruttori a tempo e 7 prese multiple: 43 elementi che formano un'installazione luminosa, un orologio che segna approssimativamente l'ora. Le 12 lampadine si accendono a seconda dell'ora e una lancetta dei secondi indica lo scorrere del tempo.
Simile a una meridiana, non si riesce a stabilire quale sia l'ora esatta, poiché la luce tra le lampadine si muove come il sole nell'arco della giornata.
Materiali: 12 basi per lampadine, lampadine, interruttori a tempo, 7 prese multiple
the idea of a tree
L'obiettivo di questo progetto è quello di trasporre in prodotti e oggetti la capacità di registrazione di un albero e la sua dipendenza dai cicli naturali: the idea of a tree unisce infatti gli input della natura a un processo meccanico, traducendo in un oggetto l'intensità del sole, come si sviluppa nell'arco di una giornata. Il risultato riflette quindi le diverse condizioni atmosferiche che si verificano durante il giorno: come un albero, l'oggetto diventa la registrazione tridimensionale del suo stesso farsi e dell'ora della sua creazione e, come l'essere vivente e qualsiasi momento dell'esistenza, non ammette repliche.
Un pannello fa in modo che il macchinario faccia passare il filo in un barattolo di colore e quindi in uno di colla e lo avvolga intorno all'anima dell'oggetto in legno. Più sole ci sarà, più velocemente la macchina arrotolerà il filo e meno intenso sarà il colore del filo. Al contrario, una minore quantità di luce si traduce in movimenti più lenti, quindi il filo assume una colorazione più intensa.
Fino a oggi sono stati creati con questo processo una panca, un paralume, una consolle e diversi contenitori.
Tag: ecodesign, eventi e mostre design, materiali, recupero e riutilizzo












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nb:notabene Torino
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