
interviste
Interviste da Orgatec 2010
08 Novembre 2010
Confortevoli divani, giocosi pouf, intime alcove, tavolini bassi da salotto o banconi alti da bar: l’immagine generale che Orgatec ci offre dell’ufficio è assai lontana dal rigore dei monotoni arredi operativi che dominavano in passato; le proposte generatrici di tendenze, in qualche caso ritenute utopiche nelle scorse edizioni, sono oggi metabolizzate e assimilate. Non è chiaro fino a che punto si tratti di moda passeggera e dove inizi la reale consapevolezza della profonda trasformazione della cultura del lavoro da parte delle aziende e dei designer. Abbiamo chiacchierato con alcuni di loro e scoperto che le opinioni sono in alcuni casi discordanti.
L’affollatissimo stand di Vitra, allestito in base al concetto “Citizen Office”, con un Office Forum circondato da Workstation Areas, è costellato da varie tipologie di Communal Cells che definiscono piccole porzioni di territorio destinate a funzioni specifiche, individuali o di gruppo. L’esterno di queste versatili microarchitetture, create dai fratelli Bouroullec con un sistema di pannelli modulari fonoassorbenti, è rivestito in materiale tessile di colori vivaci, all’interno la superficie è sempre identica, in materiale plastico microforato, ma gli equipaggiamenti sono tra i più diversi: dall’attrezzatura per guardaroba a quella per kitchenette, dalla “cameretta” per il pisolino postprandiale al salottino per gli incontri. Qualche anno fa i Bouroullec ci avevano affascinato con la poetica visione di una scrivania da ufficio intesa come “una grande tavolata dove pranzare insieme in estate”, un grande desco collettivo dove lavorare insieme; che cosa resta oggi di quell’idea? É stata sostituita dalle nuove “alcove tecnologiche”? Siamo di fronte al ritorno del Panel System e alla difesa estrema della privacy?
“La scrivania condivisa è un concetto ancora valido – ci spiega Erwan Bouroullec- ma non può essere l’unica ambientazione per un ufficio. I ‘cittadini dell’ufficio’ oggi vogliono scegliere! Quindi, all’interno di uno stesso spazio operativo, dobbiamo offrire loro atmosfere e attrezzature che rispondano a bisogni diversi. L’ufficio deve garantire un buon comfort acustico di base e anche aree e strumenti per il lavoro e la vita di tutti i giorni. Chi lavora deve sentirsi come a casa propria, protetto e rilassato, oppure trovare l’ambiente giusto per stare bene in gruppo integrato in un’organizzazione funzionale e con tutte le tecnologie sempre a disposizione”.
La relazione tra arredo, persone, comunicazione e tecnologie è anche alla base del candido tavolo ibrido Kuubo che, nascondendo lap top, telefoni, prese e oggetti personali all’interno di vani a scomparsa, può trasformarsi in pochi secondi da postazione operativa temporanea e condivisa in un meeting table di grande effetto. Formalmente è l’archetipo del Tavolo: gambe e un semplice piano; ma chiamarlo tavolo è riduttivo, “Si tratta di un Team Center - sottolinea il designer Naoto Fukasawa - una superficie utilizzabile per ogni funzione e attività, è adatto per un lavoro individuale che richiede concentrazione, per una presentazione di gruppo, per un meeting o anche per mangiare o festeggiare. Per aprire i vani tecnici è sufficiente premere, i cavi possono fuoriuscire dalle apposite fessure, quando si chiude tutto sta nascosto sotto il piano e ciò che resta in vista è una superficie semplice e ordinata, una piattaforma da lavoro, una ‘portaerei’, come suggerisce la parola kuubo in giapponese”.
Un’interpretazione puristica del design che Fukasawa condivide con Jasper Morrison, cui è legato da profonda amicizia; entrambi utilizzano un linguaggio formale semplice e arcaico e una funzionalità dall’effetto assolutamente naturale. “Super Normal”, non a caso, era il titolo programmatico di una mostra organizzata dai due designer nel 2007. Con questa filosofia Morrison ha reinterpretato, sempre per Vitra, il concetto di sedia monoscocca multifunzionale per collettività disegnando Hal. É una famiglia di sedie sorprendente per la sua linearità, “La mia idea di design e di ambiente è contraria a qualsiasi stravaganza – conferma Morrison- mi interessano gli oggetti che non stancano e non passano di moda. Hal non vuole essere un prodotto di nicchia, ma una sedia universale, non solo per l’ufficio. Non possiamo pensare all’ufficio come a un luogo separato dagli altri ambienti dove viviamo, è sempre più complesso e articolato in varie aree e funzioni, quindi pensare una sedia per ufficio oggi significa proporre una sedia che sia adatta anche per i ristoranti, per la casa per gli esterni. E in ufficio, come in ogni altro nostro ambiente di vita, l’elemento di cui sento la mancanza è la semplicità”.
Il concept di Hal è la distinzione tra la semplice scocca, elemento centrale e immutabile del progetto proposto in molte varianti cromatiche, e le numerose varianti di basi in materiali diversi tutte facilmente disassemblabili e riciclabili.
Un altro punto di vista cosmopolita ci viene offerto da Andrea Ruggiero, giovane designer multidisciplinare italo-ungherese che vive a New York e lavora per aziende canadesi, americane e svedesi. Per Abstracta, marchio del gruppo Lammhults, ha disegnato Mobi, una linea di workstation impostate sulla massima mobilità che permettono agli utilizzatori di ridefinire ‘on demand’ il proprio territorio di lavoro con scrivanie, postazioni touch-down alte, caddy, supporti per apparecchiature video; piano e “ventaglio” fonoassorbente possono muoversi liberamente su ruote “Avevo in mente un ambiente di lavoro open plan e dinamico quando ho disegnato questa famiglia di arredi - sintetizza Ruggiero – il design e la loro funzionalità si rivelano perfetti per banche , agenzie di viaggio, business center o hoteling office. Allo stesso tempo ti permettono di sedere, stare in piedi, immagazzinare e incontrare”.
Altro fautore convinto della mobilità e della flessibilità in ufficio è Isao Hosoe, secondo il quale “Lo scambio di informazioni e di relazioni tra le persone è il significato principale dell’ufficio e ogni elemento dell’ambiente deve consentire e favorire il flusso costante di energia comportamentale che le persone generano”. Da questa idea nasce anche il concetto di ‘ergonomia intelligente’ messo a punto per la nuova sedia Iroha progettata per l’azienda spagnola Ofita; la particolarità consiste nell’elemento unico che integra supporto lombare e braccioli in modo tale da accompagnare automaticamente il movimento braccia/schiena quando lo schienale si inclina.
Ha una visione piuttosto critica Paolo Favaretto che per la portoghese Guialmi ha disegnato il sistema di sedute per attesa Panca “Girando per la fiera si ha l’impressione che l’ufficio sia fatto solo di salottini, break area e spazi per incontri informali, in realtà quando visito gli uffici reali vedo ancora scrivanie con persone sedute per molte ore e con il problema di gestire i numerosi cavi, veri grovigli di ‘liane’, che arrivano al piano di lavoro! – continua Favaretto - credo che quella di sgabelli e salottini sia solo una moda; forse per riempire gli stand con prodotti di effetto ma che richiedono investimenti assai inferiori per un produttore rispetto all’arredo ‘tradizionale’ da ufficio, in fondo non ancora così obsoleto come potrebbe apparire a uno sguardo superficiale”.
Anche Baldanzi e Novelli hanno una posizione molto pragmatica; tra i nuovi prodotti da loro progettati ci sono le sedie da teatroVision per Lamm e le task chair Blue e Captain per Sinetica. “Solo una minima parte dell’ufficio è toccata da questa apparente trasformazione, il resto rimane come era in passato. Non ci interessa disegnare prodotti glamour e di effetto per rincorrere la novità ad ogni costo; le aziende, italiane e straniere, si rivolgono a noi non perchè sono alla ricerca di innovazione esasperata, ma perchè hanno bisogno di arredi funzionali, ergonomici, capaci di durare nel tempo e con un buon rapporto qualità/prezzo. Questo è quello che sappiamo fare e che cerchiamo di fare nel miglior modo possibile”.
Tag: eventi e mostre design, orgatec


















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