
incontri ai Saloni 2011
Intervista a Roberto Paoli
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Jacko Steps, design Roberto Paoli per Serralunga -
Tale, design Roberto Paoli per Liv'it by Fiam -
Keyra, design Roberto Paoli per FDV -
Nemo, le novità -
Nemo Cassina Lighting ai Saloni 2011 -
Artemide a Euroluce 2011 -
Bentornato SaloneUfficio! -
Tecnologia, stile ed etica -
Lo storage tra ufficio e living -
Moroso al Salone del Mobile 2011
Roberto ci dà appuntamento nei suggestivi spazi di Seminato Mercadante, così si chiama il suo studio milanese dal 2007, un grande spazio su due livelli in un edificio dei primi del '900 ridisegnato intorno al prezioso pavimento d'epoca.
Roberto Paoli: “Dalle Marche sono approdato a Milano. Trovare spazi per un giovane designer non è facile, lo spazio che ti puoi permettere all'inizio è sempre limitato, tuttavia è una fortuna che il designer abbia bisogno di molto spazio, ho sofferto all'inizio. Le idee si muovono nello spazio… all'inizio trovavo degli spazi che non erano miei, ho poi trovato questo studio che era allora fatiscente, mi ha entusiasmato l'idea di poterlo restaurare, trasformare. Non ho operato stravolgimenti gli spazi li ho divisi semplicemente da lastre trasparenti, ho solo lamato il pavimento, gli infissi sono quelli originali”.
Ci racconti della tua formazione tra storia, architettura e design?
Roberto Paoli: “Ho studiato Architettura a Firenze, solo in seguito poi mi sono orientato sul prodotto. Per assurdo mi sono laureato in Storia con Borsi, ho comunque sempre avuto la passione per il design. Ancora prima di laurearmi avevo sviluppato contatti con Carlo Bartoli, poi con Enzo Mari. Appena laureato ho cercato contatti nelle Marche, ho lavorato con piccoli studi di architetti sviluppando contemporaneamente relazioni con le aziende locali di design IGuzzini, Tonelli, Triangolo, Zeritalia. Alla Fiam ci sono arrivato dopo, ho lavorato con il vetro curvato prima con altri marchi. Poi ho fatto esperienza con aziende che lavorano con tecnologia come lo stampaggio della plastica a iniezione in modo interessante come il brand americano Fellowes che fa oggetti per l'ufficio come le cassette di plastica per la corrispondenza che ho realizzato e che sono ancora in produzione”.
Quando sei diventato milanese d'adozione?
Roberto Paoli: “Mi sono trasferito a Milano quando ho realizzato per Tucano una collezione di Mouse Pad d'autore: ho selezionato 20 designer per beneficienza al Fai, ho chiamato Dordoni, Mendini, Laviani, Dario Fo, Sottsass… Questo è stato il mio primo progetto e l'occasione per conoscere Tucano, azienda dove poi sono diventato l'art director”.
Sei attratto dal mondo dell'ufficio?
Roberto Paoli: “L'ufficio è un campo che mi interessa molto perché sono un designer che cerca sempre di perfezionare la funzionalità delle cose: l'ufficio è un mondo in cui c'è molto da fare per aumentare il confort, l'ergonomia. Tutto quello che può servire per lavorare meglio mi attira molto sotto l'aspetto progettuale. Per Tucano ho progettato per l'ufficio tutta la serie di oggetti. Piedini in gel da tenere sotto il computer per il raffreddamento e per ottenere una postazione più confortevole e altri piedini gel che sono due più alti e due più bassi che rendono la tastiera più ergonomica. Poi abbiamo fatto il tappetino in gel e il braccialetto contro il tunnel carpale”.
Hai progettato per Tucano anche una serie di borse per i computer…
Roberto Paoli: “C'è una borsa in particolare che ho progettato, si chiama One, fa parte di una linea, un progetto con una gestazione lunga, doveva avere tantissime caratteristiche di utilità per l'ufficio. E' nata in un momento in cui avevo fatto per Tucano un elenco dettagliato di caratteristiche che le borse dovevano avere in generale. Volevo che questo elenco fosse letto tutte le volte che veniva fatto un nuovo progetto: la fascia trolley, il foro per l'iPod… era però impensabile che una borsa le avesse tutte. Per esempio Charge up è un folder con il buco per mac book dotato di un foro richiudibile che consente di mettere incarica il computer senza toglierlo dalla custodia”.
Cos'è per te il design?
Roberto Paoli: “Una volta al mese in studio facciamo una 'lezione a ruota', decidiamo insieme un argomento che può servire nei progetti successivi, è un'occasione per scambiarci degli approfondimenti. Questo lunedì toccava a me. Ho parlato di designer molto diversi dall'approccio del nostro studio. Noi per ogni progetto curiamo in modo quasi maniacale il dettaglio, il processo è molto lungo e rigoroso, studiamo in modo approfondito i materiali, rispettiamo metodologie progettuali condivise. Per esempio partiamo sempre da un materiale, nelle sue due dimensioni, il foglio, il tessuto, il vetro, e poi raggiungiamo la terza dimensione attraverso la tecnologia, attraverso la piegatura della lamiera, del tessuto, attraverso la curvatura del vetro, attraverso le lavorazioni artigianali”.
Hai messo a punto di un vero e proprio metodo di lavoro, molto lontano da quello di molti designer alla moda…
Roberto Paoli: “Questa tipologia di progettazione è un processo metodologico per tappe fino a diventare, per i ragazzi che lavorano nel mio studio, un iter spontaneo. Vedo che purtroppo ci sono dei progetti che dipendono dal successo personale dei designer, non dal valore del prodotto ma da quello dell'immagine. Ho sempre sostenuto che il mio è un lavoro fortunato dal punto di vista dei meccanismi, nel senso che se tu fai un oggetto e viene messo in un negozio difficilmente la gente sa chi è il designer. Quell'oggetto è 'solo' e quindi ero convinto che il design non fosse per raccomandati: se fai cose belle qualcuno te le farà fare. Poi sono arrivati dei designer che sono riusciti ad accompagnare con una certa spettacolarità l'oggetto. Se è noto il designer lo compro, anche senza pensare, per assurdo, se l'oggetto è bello o no. Come un opera d'arte. Questo cambiamento all'approccio al design mi dà fastidio. Alcuni dei progetti che hanno successo nascono senza approfondimento, senza sviluppo, senza motivazione. D'altra parte io sento il design come un lavoro duro”.
Il tuo metodo predilige oggetti estremamente rigorosi che arrivano alla terza dimensione a partire dal “foglio”…
Roberto Paoli: “Per Artemide ho appena realizzato una applique che ha la forma di un rettangolo che mira a nascondere l'oggetto il più possibile. Da spenta è quasi invisibile. Approfitta dell'evoluzione delle sorgenti, i led permettono ingombri limitatissimi e quindi abbiamo creato un foglio di poco spessore che ha semplicemente una piega, un lembo di questo foglio viene accostato a parete. Il nome è stato cambiato, in origine era Feta, ma non è piaciuto, riesce a far luce da un volume piccolissimo, la filosofia è sempre quella dell'oggetto a due dimensioni. Per Nemo la lampada a terra Kami segue questa filosofia. Kami è costituita da un volume cavo, realizzato attraverso la piegatura di una lamiera che si chiude frontalmente per un breve tratto, lasciando visibile il vuoto in fondo al quale è posizionata una sorgente a led la cui luce illumina l'interno della lamiera e sembra spingersi in alto a illuminare lo spazio. In realtà questa prima sorgente dà luce solo alla lampada stessa la cui struttura non è una singola lamiera ma una scocca formata da due lastre che al loro interno, come in un doppiofondo, accolgono l'alogena che dà luce all'intorno. I due cartocci sono uno dentro l'altro creano un volume a 3D e un volume nascosto, si parte anche in questo caso da 2 dimensioni”.
Con Nemo hai un legame progettuale consolidato, qual è il prossimo progetto?
Roberto Paoli: “Abbiamo appena presentato TRU per Nemo basata su dei fogli sottilissimi. Con Nemo abbiamo un legame particolare, è un'azienda con la quale condividiamo la nostra filosofia progettuale, tanto che mi dicono: “mi piace il tuo progetto perché non sei ruffiano!”. Tru è una lampada senza base; c'è un cilindro a terra molto pesante di piombo, la lampada leggerissima che ruota per orientarla. Nella sezione dietro nasconde una linea di led. Da un punto preciso non si riesce a percepire lo spessore e si vede solamente una O. E' un omaggio al concetto che Nouvel ha utilizzato nel tavolo Less di Molteni dove lo spessore del foglio di lamiera non viene percepito. Questo gioco l'ho riportato in verticale. Il nome Tru ironizza sulla parola attraverso”.
Scegli sei oggetti che hai progettato significativi per te
Roberto Paoli: “Sono gli oggetti che sono venuti meglio, gli oggetti più fortunati, realizzati senza rospi da mandare giù, che sono arrivati alla produzione come li volevo io, vado a ritroso, a partire dall'ultimo.
1. Flight Linear, Nemo Cassina, 2010
Dopo la prima versione ceramica, siamo poi tornati nella produzione alla mia preferenza iniziale che era in metallo. E' venuta bene nelle proporzioni come risultato estetico, come materiali, come ingombro della sorgente. E' un oggetto che mi rappresenta, la lamiera di alluminio è piegata a farfalla con molta precisione, i due lembi creano una linea particolare, è un oggetto studiatissimo.
La sorgente luminosa fluorescente si trova dietro, verso la parete, e penetra tra le due ali attraverso un piccolo taglio.
2.Expo Night, Fiam 2010
E' un contenitore per l'home office in vetro curvato dove ho creato una maniglia che si ripiega. Anche questo oggetto è venuto così come lo ho pensato. Piegare questa lastra è stata una fatica pazzesca, la distanza è pochissima.
4. Freskogel, Tucano, 2009
Freskogel è un set composto da 4 piedini in Technogel® da posizionare sotto il notebook o direttamente sul piano di lavoro, così da favorire l'aerazione per raffreddare la macchina durante l'utilizzo. Mi sono rifiutato di usare il gel per tanti anni perché vedevo che il gel era imposto ai designer ma non era utilizzato al meglio delle potenzialità del materiale. Il gel pesa tantissimo e costa tantissimo quindi non era adatto alle sedute. Ho aspettato 5 anni prima di adoperarlo trovando qualcosa che aveva bisogno del gel. Il gel aveva tutte le caratteristiche di un oggetto per raffreddare il computer. Il costo e il peso in questo caso si riducevano. Poi il gel è adesivo per sua caratteristica, sotto è verniciato e sopra no, non c'è della colla e non lascia nessun residuo e in più è lavabile. Sono molto contento che è sia stato selezionato per l'Adi Index.
3. Fina, Tucano, 2008
E' una borsa per computer ma nella versione più piccola è una Music Bag, c'è una zip dal quale far passare il filo, e gestire l'ipod.
5. Ubi Maior, Fiamitalia, 2003
Ubi Maior è stato il mio primo progetto per Fiam. Si tratta di una collezione di tavolini bassi. E' stato il mio primo passo verso le aziende importanti del design italiano. Un gesto di fiducia della Fiam nei miei confronti, ero molto giovane: è una piccola architettura che segna il passaggio nel mio percorso dalla architettura al design. Fatto di vuoti e di pieni, inizia a raccontare il percorso della tridimensionalità dalla bidimensionalità.
6.Mouse Pad d'autore, Tucano, 1998-99
E' una collezione che ha sancito il passaggio da Ancona a Milano. Nel mondo dell'ufficio sono entrato con Fellowes, poi con questo progetto sono stato introdotto nel design più milanese che anconetano, ho realizzato per Tucano una collezione di Mouse pad d'autore: ho selezionato 20 progetti di celebri designer.
Roberto Paoli: “…posso aggiungerne un altro?”.
7.Cd Comb, Fellowes 1995
E' un porta cd in plastica stampato a iniezione fatto per Fellowes, ne ha venduti 300 mila, è ancora in produzione, è un porta cd fatto di 4 pezzi che si incastrano, una piccola libreria per cd, ho progettato il pezzo da stampare, avevo 26 anni. Deriva dalla mania che avevo piccolo guardare come erano fatti gli oggetti.
E il prossimo progetto?
Roberto Paoli: “Jacko Steps un pavimento lastricato da giardino con materiali in plastica rotazionale per Serralunga con la luce all'interno, disegna percorsi di luce”.
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