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Intervista a Patricia Urquiola

incontri ai Saloni 2011

Intervista a Patricia Urquiola

La abbiamo incontrata al Salone del Mobile 2011 con Patrizia Moroso, con la quale condivide la passione per il design

Alessandra Coppa

Incontriamo Patricia Urquiola nello stand di Moroso da lei progettato con la consueta attenzione al dettaglio, nei giorni concitati del Salone del Mobile 2011. Arriva con un po' di ritardo, si scusa cordialmente, abbraccia la sua amica Patrizia Moroso e la trascina su un divano. Inseguiti da uno stuolo di ammiratori iniziamo una piacevole conversazione con le due Patrizie tra design e vita.
Nata a Oviedo ma “milanese” da 27 anni, studia alla Faculdad de Arquitectura de Madrid e al Politecnico di Milano, dove si laurea nel 1989 con Achille Castiglioni. Fondamentali sono i suoi incontri con Magistretti e Maddalena De Padova, la collaborazione con Pietro Lissoni e con Patrizia Moroso. I suoi progetti, flessibili ed emozionali, sono esito di un abile equilibrio che la designer sa tenere tra committenza, ideazione, progetto, prototipo, e produzione.

Patricia guarda divertita e commenta la sua foto pubblicata su Area.
Nella foto dell'intervista su Area sembro proprio ispirata come Bernadette quando aveva avuto la visione della Madonna!”.

E' molto bella la spontaneità del rapporto che hai con Patrizia!
Patricia Urquiola: “Va oltre al design ma è cominciato dal design. Come tutti i rapporti che funzionano iniziano tra designer e azienda con un'amicizia. Facciamo insieme delle cose insieme molto speciali, viaggiamo in posti fantastici, è un po' come “un complotto”, nel senso che abbiamo molta complicità, abbiamo perseguito un fine comune e ce l'abbiamo fatta. Ho progettato anche la sua casa, l'ho fatta nei colori che piacevano a lei. Il nostro è un rapporto simbiotico.
Patrizia Moroso: “Patricia gestisce da moltissimi anni l'immagine ufficiale dell'azienda negli stand, mi stupisco sempre come possa interpretarla con tanta passione. Lei ha un talento che è rarissimo che non ha normalmente un architetto o un designer, la sua particolare formazione la ha portata ad avere un gusto unico. Patricia ha un talento particolare riesce anche a creare anche con i fichi secchi. E' in grado con niente di realizzare un ambiente piacevole, positivo, non formale, ma allo stesso tempo elegante, colto, con un forte senso dell'architettura. Adesso Patricia fa anche architettura, ha cominciato come studente di architettura in Spagna, poi come studente di design in Italia, ultimamente ha cominciato a progettare interni come la mia casa, che è il posto più bello del mondo, e diversi interni di alberghi”.
Patricia Urquiola: “Patrizia mi ha scelto per convivere in una continua lotta con infinita dolcezza. Il nostro modo di lavorare è molto piacevole, ci confrontiamo in modo molto interessante. A volte abbiamo delle difficoltà che non sappiamo risolvere i problemi. Lei deve rompere tutti i pregiudizi anche di che lavora con lei, abbiamo sempre barriere da superare”.

Qual è stato il primo oggetto che avete progettato per la Moroso?
Patricia Urquiola: “E' stata una poltrona Fjord  nata dopo un viaggio che avevamo fatto in Scandinavia, un oggetto che ci facevano fare con libertà senza troppo controllo, ma è diventata poi l'icona dell'azienda!”.

Chi è il designer?
Patricia Urquiola: “Per me il designer deve raccontare la vita con amore. Sono una persona di grande curiosità, che tenta di amare a raccontare gli oggetti della vita quotidiana. So guardare per la strada e raccogliere quello che gli altri buttano. Faccio parte di quella persone, di quella tribu di designer, che sanno scegliere dagli scarti che possono diventare, rigenerarsi in una nuova forma. Prendo “i detriti” degli altri: il mio lavoro di design parte da questo. E' vero sono molto ispirata dalle opere d'arte, dai viaggi, dai giocattoli di mia figlia, dai tessuti lavorati, ma soprattutto da quanto resta in disuso. Difendo le posizioni sostenibile che sono parte importante della mia  forma mentis. Sono molto aperta a quella che è la seconda ibridazione, fatta di analogie, assimilazioni, ma sempre seguendo un rigoroso processo di progettazione. Sempre cercando di capire la storia dell'azienda con cui sto lavorando e capire quello che può essere il mio apporto, elaborando per mesi e mesi uno stesso progetto”.
Patrizia Moroso: “Lei fa molto di più di un oggetto insieme a lei abbiamo creato un processo. Dall'ideazione, alla prototipizzazione, alla produzione. Ma tutto parte da una idea chiara che discutiamo insieme”.

Patricia quanto per te è importante la fase di ideazione?
Patricia Urquiola: Magistretti diceva che il design può essere raccontato anche a telefono: Non nel senso che limitava il processo del design alla idea da specificare a una azienda e che l'azienda poteva poi realizzare da sola, ma intendeva che se alla base di un progetto c'è un concetto che puoi descrivere dialogando. A me capita continuamente. Già al telefono posso decidere con Patrizia se un oggetto è fattibile oppure no. Questo è fondamentale, avere un concetto. Tuttavia le idee contano ma fino a un certo punto, e lo stesso vale per i prototipi poiché finché non arrivano al punto da andare in produzione. Bisogna però tenere conto che la logica seriale è interessante quando no si perde l'anima dell'oggetto in quel processo. Poi, una volta fatto l'oggetto, deve essere comunicato nel modo giusto. Moroso è un'azienda che lavora in tutto il mondo, l'oggetto deve essere seguito dall'inizio alla fine”.

Come era lavorare con Castiglioni e Magistretti?
Patricia Urquiola: “Spesso mi innamoro più che di oggetti del percorso di qualcuno come quello di Magistretti e di Castiglioni dei quali mi piace tutto in blocco. Castiglioni per me resta un mito, ho tutti i suoi principi in testa, Magistretti ti buttava direttamente sul campo, ti faceva sporcare le mani, oggi molte mie opere prendono spunto da sue idee”.

Qual è l'ultimo progetto che avete pensato insieme?
Patricia Urquiola: “L'ultimo prototipo è una seduta intrecciata, volevo un effetto maglieria tutto fatto di un materiale plastico, è un progetto nato ieri.  Biknit, si chiama così per un giochino, una licenza poetica, con un punto di errore che ci fa allegria: “grande maglia”. La sua anima è la macro evidenza del dettaglio, la lavorazione a maglia eccessiva per un'estetica dilatata e intensa che trasforma l'intreccio in un segno spettacolare”.

Quanto è importante per te la decorazione?
Patricia Urquiola: “La decorazione per me è un concetto che non esiste, è meglio parlare della “pelle” degli oggetti, della “texture”. Anche nel nostro corpo la pelle è molto importante perché è il primo incontro, è il primo strato dell'oggetto. Con Mutina una azienda di piastrelle abbiamo lavorato su quello che è la superficie della ceramica. La pelle vive nell'intreccio nella texture. Il tema della lavorazione per me è molto importante. Negli imbottiti la pelle è il vestito è parte del progetto. Scarpa e Magistretti mi hanno insegnato molto sul tema della superficie, di come la materia tessile debba essere valutata progettualmente. Questo fatto è intrinseco nell'azienda Moroso che hanno grande sofisticazione nel sentire le superfici”.

Quali sono i tuoi materiali preferiti?
Patricia Urquiola: “Più che i materiali amo gli stampi, anche gli stampi della rubinetteria metallica o quelli di plastica, quelli ceramici. Lo stampo è il dna del lavoro industriale, deve essere fatto con rigore per dare valori emozionali importanti. Quando è stato definito, i giochi sono fatti e permette di proporre una produzione seriale”.

Tag: salone del mobile

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