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Intervista a Moritz Waldemeyer

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Intervista a Moritz Waldemeyer

Al crocevia tra design e arte, crea oggetti interessanti, mai banali o ripetitivi. Il suo segreto? La contaminazione tra più campi

Davide Rota

In occasione della nuova edizione della design week milanese, abbiamo incontrato a Ventura Lambrate, Moritz Waldemeyer uno tra i personaggi più interessanti di tutto il panorama del design internazionale. Il suo modo di essere trasversale e di saper convogliare in un unico progetto i diversi campi della creatività, ne fa una figura fuori dagli schemi, che non deve sottostare alle regole imposte dal mercato, posizionandolo a metà tra il mondo del design e il quello dell'arte: le sue installazioni sono create come pezzi unici, capaci di trasmettere emozioni attraverso l'uso innovativo della luce e capaci di attivare la sfera sensoriale di chi sta al di fuori.

Davide Rota: qual è la tua filosofia di progetto?

Moritz Waldemeyer: ho seguito un percorso formativo un po' atipico, ho studiato ingegneria e poi ho scoperto questo mondo a metà tra il design e l'arte, quindi i miei progetti utilizzano un dialogo continuo tra design, arte e tecnologia. Posso lavorare in diversi campi della creatività - moda, architettura, fotografia, design - e utilizzare le mie conoscenze ingegneristiche per creare cose nuove ed interessanti. Ma fin da piccolo sono stato a contatto con l'arte, in quanto i miei parenti sono degli artisti e ho avuto sempre un contatto con questo mondo, che mi influenza di continuo.

DR: In tutte le tue installazioni utilizzi il LED, una scelta eco-friendly o dettata da altro?

MW: Non proprio, direi che è una scelta tecnica; i LED sono una componente tecnologica e si possono inserire all'interno di diversi circuiti elettronici. Si possono creare combinazioni fantastiche tra LED e chip "intelligenti", ottenendo degli effetti che non si potrebbero altrimenti fare con delle normali luci. E' ancora una cosa abbastanza nuova che si sta sviluppando in questi ultimi anni e così si possono fare delle ricerche e dei prodotti sempre nuovi.

DR: Nell'installazione che presenti oggi ne hai utilizzati molti...

MW: Sapphire mi ha commissionato un'installazione che sia in grado di spiegare il procedimento di lavorazione del Gin Bombay, un prodotto che impiega un metodo di "infusion" dove l'alcool viene vaporizzato e fatto passare tra diverse essenze, assorbendone gli aromi.

DR: Un'installazione sensoriale, che sfrutta tutti e 5 i sensi.

MW: Esatto, gli ingredienti sono contenuti all'interno di una "ciambella" di rame, che è lo stesso materiale che viene utilizzato durante il processo di lavorazione del gin. Un "language design" che richiama il passato, procedure artigianali che si susseguono da generazioni. C'è quindi un accostamento tra  passato e futuro. Per quanto riguarda la forma, ho utilizzato il food print della bottiglia del gin,  che contiene un'animazione che richiama il vapore dell'alcool, che passando attraverso le essenze, viene rilasciato verso il cappello dell'installazione dove  sono posizionati dei vaporizzatori che rilasciano nell'aria le diverse essenze, percepibili gradualmente. Anche in questo caso il cuore dell'installazione - l'animazione - è creata con la tecnologia LED.

DR: Mi ricorda vagamente il progetto del lampadario Lolita di Ron Arad...

MW: Si, anche se sono due concetti molto diversi: addirittura per questa installazione abbiamo creato un tipo di LED che non esiste sul mercato. Abbiamo sviluppato l'elettronica e tutto il software che la anima. Ogni singolo LED è collegato ad un piccolo chip che è comandato dall'elaboratore centrale che impartisce l'ordine. Quindi volendo potrebbe diventare un quadro, seguire un disegno creato a computer, rendendo con i LED qualsiasi forma e colore.

DR: Tu ti sei sempre occupato principalmente di installazioni e di "performance design", non hai mai pensato di creare dei pezzi di design nel senso più classico, magari oggetti di uso quotidiano?

MW: E' una questione spinosa, ho parlato molte volte con diverse aziende - per esempio di illuminazione - e quasi tutte basano il loro lavoro secondo un determinato tipo di procedimento produttivo: chiamano un designer per lavorare ad una forma da dare al prodotto e poi ci inseriscono una lampadina e l'oggetto è creato. Se vuoi utilizzare la tecnologia che uso io, devi entrare in una parte di mercato completamente estranea a questo mondo: laddove Philips produce una lampada con un costo X, la rivenderà poi al doppio. Un'azienda di design che volesse produrre la stessa lampada, la venderebbe poi a un costo 6 volte superiore; una cosa che funziona con i prodotti "normali". Se io sviluppassi un progetto di questo tipo, poi il prezzo della lampada sul mercato sarebbe talmente alto che nessuno sarebbe disposto a comprarla. Poi a livello personale, questo modus operandi mi ripaga molto: produco opere uniche, non ho molti problemi di costi e sono libero di essere creativo fino in fondo, non avendo regole di mercato a cui sottostare, ma in futuro chissà, non mi precludo niente.

DR: racconta la tua biografia attraverso sei oggetti...

MW: Se dovessi mettere in ordine i miei progetti più importanti, sicuramente al primo posto metterei il progetto di Lolita per Ron Arad, del 2004: è il primo lavoro che ho fatto nel mondo del design. E' il progetto che mi ha lanciato in questo mondo, sono passato dal niente al top della mia carriera. Il LED era ancora agli inizi del proprio sviluppo, tutti lo usavano per la prima volta ed era il periodo del boom dei sms.

Come secondo cito la Island Kitchen di Zaha Hadid del 2006: ho conosciuto Massimo Fucci - l'architetto che segue i principali progetti di Design in Corian - che mi ha introdotto nel progetto di realizzazione di questa cucina. Volevano sviluppare un elemento di luce elettronica interattiva ed è stata per me l'occasione di dedicarmi all'integrazione della tecnologia LED con il Corian. Sono due materiali che bene si integrano tra di loro; puoi creare una superficie interattiva completamente liscia, senza pulsanti, bottoni, maniglie. Quando il LED è spento tu non vedi niente, nemmeno la tecnologia sottostante, un elemento completamente liscio.

Successivo è il progetto Electric Kid, sempre del 2006: è stato il mio primo progetto "personale" in cui ho sfruttato le caratteristiche di traslucidità del Corian. Ho tratto ispirazione dalle bische clandestine dove si andava a giocare d'azzardo, non ci sarebbe più bisogno di nascondere niente, basterebbe spegnere i LED per tornare ad avere un semplice tavolo, completamente bianco ed opaco.

Un progetto molto trasversale è la collezione di moda di Hussein Chalayan del 2007: per prima cosa è stato interessante lavorare con un personaggio così eclettico e particolare e poi è stato il mio primo progetto nel campo della moda e dello spettacolo.

Nel 2008 ho creato il vestito laser per Bono Vox (cantante e frontman degli U2, ndr): un progetto che ha avuto una grandissima visibilità, tutti si ricordano della giacca laser!

E come ultimo, ma non in ordine d'importanza, la nuova installazione Vapour Infusion per Sapphire Bombay: mi ha dato la possibilità di sviluppare un nuovo tipo di tecnologia a LED, una ricerca molto importante a livello personale.

DR: Tu hai già lavorato a Milano in occasione della Design Week, cosa ne pensi?

MW: L'anno scorso ho creato un'installazione in Porta Genova con Audi e quest'anno ho avuto l'opportunità di scoprire questa location a Ventura Lambrate.

DR: Come ti rapporti con il design italiano?

MW: Devo confidarti di avere un ottimo feedback con le aziende italiane, ho lavorato in passato con Campeggi per la quale ho sviluppato un piccolo "gioiello" da mettere sotto le magliette. E' un oggetto che sfrutta anch'esso la tecnologia a LED: una piastra sulla quale far comparire una forma desiderata, che allacciata intorno al collo, come se fosse una collana, illuminandosi fa trasparire la luce ma non il supporto. Ho collaborato poi con Flos (LED Brooch, ndr) e sono attirato dalla cultura del vostro paese e dal modo di lavorare; mia moglie è Italiana!

DR: Hai lavorato nel campo del design, dell'arte, della moda e della tecnologia: quale preferisci?

MW: Io amo la contaminazione tra più campi. Prendere alcuni elementi per me interessanti e provare a mischiare il tutto, ottenendo così degli oggetti interessanti, mai banali o ripetitivi. Per esempio ho fatto un progetto per Mercedes con degli artisti di Kung Fu e combinando la luce con la loro capacità di movimento, ho ottenuto un risultato artistico che mai mi sarei aspettato all'inizio.

 

 

Tag: eventi e mostre design, fuori salone, high-tech, lighting

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