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intervista a Michele Falcone, presidente Femb

intervista

intervista a Michele Falcone, presidente Femb

Il presidente dei produttori europei dei mobili per ufficio parla degli obiettivi per il suo mandato

us - ufficiostile

04 Luglio 2010

Michele Falcone è stato nominato lo scorso dicembre presidente di Femb (Fèderation Européenne du Mobilier de Bureau). Questo importante incarico, fortemente caldeggiato da Assufficio, permetterà al neo presidente - che mantiene anche il suo attuale ruolo di consigliere in Assufficio - di attuare nei prossimi due anni di mandato i tre principali obiettivi del suo programma: “ricercare una coesione tra le diverse esigenze dei paesi membri della Federazione, rendere Femb un utile referente per Bruxelles e poter fornire analisi attendibili sul mercato europeo del settore”.

Incontriamo Michele Falcone - soddisfatto e onorato per questo incarico in rappresentanza dell'Italia - per avere uno scenario di prima mano sulla situazione europea del settore ufficio e per capire quali sono le principali problematiche e le priorità da affrontare all'interno della Federazione Europea.
“Non si tratta di un mio merito - tiene subito a precisare Falcone - il successo ottenuto nel portare in Italia la presidenza Femb è certamente da attribuire all'impegno, alla competenza e alla solida struttura di Federlegno e Assufficio”. Uno dei vantaggi che questa presidenza porterà all'Italia sarà infatti l'accesso a informazioni più precise e adeguate che diventeranno in tempo reale patrimonio condiviso tra tutti i membri di Assufficio.

ufficiostile: È un momento difficile a livello globale per il settore ufficio; seppure in mancanza di dati ufficiali, qual è lo scenario generale? Che sensazioni ha potuto rilevare dagli incontri recenti con i suoi colleghi degli altri Paesi? Ritiene che l'Italia sia in Europa la nazione con la situazione più critica?

Michele Falcone: Femb è certamente un osservatorio privilegiato che permette ai membri di avere informazioni di prima mano; in generale si riscontra uno scenario tutt'altro che roseo. In tutti i Paesi siamo regrediti ai livelli di 3 o 4 anni fa e la crisi c'è per tutti; ma è opinione condivisa che siamo usciti dalla crisi più profonda e che si cominci a riscontrare un discreto fermento; presumibilmente ci vorranno almeno 4 anni per tornare a un livello di “soddisfazione”, però... nessuno ha la sfera di cristallo! Alcuni Paesi hanno in questo momento qualche opportunità in più, ma in linea generale si esclude di poter tornare alla curva di crescita che abbiamo registrato in passato. Servirebbe qualche cambiamento strutturale che possa dare slancio all'economia o qualcosa che stimoli la voglia o il bisogno di investire. Certamente potrà essere utile anche un dialogo con chi all'interno della Comunità Europea può influenzare il futuro delle nostre imprese.

US: Femb è una federazione “sui generis”, che non prevede votazione ma solo il consenso unanime, senza sede fissa e itinerante per vocazione, con scarsa attenzione alla comunicazione verso l'esterno; quali di queste caratteristiche ritiene che possano essere modificate o cambiate?

M.F.: Sì, Femb non ha mai avuto una sede fissa, la sede temporanea è assegnata al Paese che riceve la presidenza: in questo momento dunque sede e segreteria sono presso Assufficio a Milano.
Non c'è mai stato interesse a darle identità e stabilità, oggi però ritengo che le esigenze siano diverse e sia necessaria una sede anche fisica. Più che un indirizzo, è indispensabile un segretariato permanente che acquisisca le informazioni e rappresenti la memoria storica delle attività della federazione, che conosca le dinamiche e che gestisca le attività di routine. Il referente deve essere sempre lo stesso per rendere possibili la comunicazione e l'interazione con il mondo esterno e con gli organi di governo europei. Questo è stato il primo obiettivo del mio mandato, già concordato con i paesi membri partecipanti all'ultima riunione.
Una connotazione di maggiore stabilità non è solo questione di immagine ma ha anche importanti risvolti pratici. Per esempio una FEMB itinerante non è mai stata percepita da Bruxelles come un referente; anche quando si è trattato di emanare leggi relative al comparto ufficio, le commissioni tecniche non sapevano “a chi” mandare le richieste per pareri tecnici e questo ha fatto sì che alcune leggi siano passate sulle nostre teste e subite passivamente.

US: Il suo tono è quasi quello di una denuncia... si sta riferendo a una legge in particolare?

M.F.: Mi sto riferendo alla legge assurda e anacronistica riguardante l'Eco-Label, approvata a Settembre 2009, che il settore ha dovuto subire e che ora stiamo cercando di migliorare, proponendo altri marchi eco-sostenibili. La legge, approvata per il settore pubblico, che riteniamo avrà le usuali influenze anche nel privato, prevede che possano fregiarsi di un marchio Eco-Label solo gli arredi composti almeno dal 97% in legno massello: è una decisione stigmatizzata da tutti, illogica e contraria alla composizione della filiera, che affronta in modo miope e riduttivo il tema della sostenibilità, senza considerare le ricerche in corso, le caratteristiche di riciclabilità dei metalli e di compatibilità dei nuovi materiali plastici. Ora stiamo affrontando in Femb il tema della sostenibilità e la sua relativa classificazione in etichette in modo coeso, con una commissione tecnica europea gestita da un responsabile italiano, per farci promotori di una proposta di legge meglio articolata sugli arredi eco-sostenibili, ma ovviamente è più complesso e difficile intervenire a posteriori. Perché questo non si ripeta, io vorrei cambiare la situazione da passiva a attiva e dare a FEMB non solo un presidente, ma anche un suo luogo che la renda referente ufficiale per l' introduzione di nuove leggi.

US: L'obiettivo di voler assumere un ruolo attivo certamente muoverà l'interesse dei partecipanti, attiverà nuove dinamiche e fornirà stimoli positivi che si spera facciano uscire Femb dal torpore nel quale sembrava caduta...

M.F.: E' un fatto acclarato che la Femb in passato abbia avuto qualche difficoltà in termini di partecipazione e contributo, ma l'interesse credo sia proporzionale ai valori espressi dalle attività. Ogni Paese aveva la presunzione di poter essere autonomo e di poter difendere a Bruxelles le proprie istanze, talvolta in competizione con gli altri Paesi europei.
Oggi spero avremo la consapevolezza che va superata la barriera fisica del confine tra le diverse nazioni europee e che dobbiamo dialogare tra noi, affrontare, gestire, combattere, fare fronte comune e portare avanti insieme i nostri interessi per difenderci da altri Paesi extra-europei che non rispettano le regole. Ora è più che mai indispensabile essere proattivi, intensificare la comunicazione e lo scambio di informazioni e cooperare per assumere una maggiore rappresentatività in sede di Parlamento Europeo.

US: Il settore ufficio in Italia è costituito principalmente da piccole o medio-piccole aziende, in Europa operano però anche grandi gruppi; pensa che sia possibile difendere gli interessi di tutti senza conflitti o squilibri?

M.F.: Abbiamo intenzione di rappresentare gli interessi di tutti, considerando le capacità dei piccoli, non solo dei grandi player. Altri Paesi oltre all'Italia presentano una realtà economica fatta di piccole imprese, per esempio Belgio e Francia. Ci sono certamente elementi comuni, che valgono per tutti soprattutto in un momento di crisi: per esempio servono regole condivise sul tema della sostenibilità, è indispensabile semplificare il business e razionalizzare il processi, rendere meno complesse le procedure per le certificazioni. Oggi anche le piccole aziende, a conduzione familiare, devono necessariamente entrare nel business in modo più evoluto e adottare una logica davvero imprenditoriale con una visione lungimirante. Chi ha ignorato questi input deve adeguarsi immediatamente se vuole sopravvivere. É impensabile, anche per una piccola azienda, offrire prodotti che non rispettino gli standard stabiliti a livello europeo... a fare prodotti poco controllati ci pensano già i paesi asiatici!
Le piccole aziende potranno peraltro giocare le proprie carte su ciò che le rende indispensabili, per esempio nella produzione fuori serie su disegno dove, rispetto ai grandi gruppi, sono certamente più competitive e flessibili.

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