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Intervista a Michele De Lucchi

intervista

Intervista a Michele De Lucchi

“L’ufficio? Bisogna fare di tutto perché non esista!” Parola di Michele De Lucchi che presenta i risultati del suo corso al PoLiMi

Renata Sias

11 Ottobre 2010

Presso il Politecnico di Milano, durante l'anno accademico appena concluso, Michele De Lucchi ha tenuto un corso di design degli interni sul tema dell'ufficio nel quale chi scrive ha avuto il piacere di essere coinvolta come visiting professor.

I risultati degli studenti sono interessanti e l'occasione è davvero stimolante perchè offre la possibilità di conoscere il punto di vista di un Maestro dell'architettura che, fin da giovanissimo, affiancando Ettore Sottsass, ha attivamente preso parte, spesso anticipandole, alle trasformazioni radicali che l'ufficio ha vissuto nell'ultimo trentennio.

Ho di fronte gli elaborati dei circa 60 studenti suddivisi in 18 gruppi: oltre a CD, quaderni cartacei  e tavole A3 personalizzati nei modi più vari, anche decine di colorate “cartoline” con visioni e ambientazioni sul tema “Mondo del lavoro”: sono il risultato di un'esercitazione veloce centrata sulla sintesi e visualizzazione, in ogni cartolina gli studenti hanno espresso con immagini, fresche riflessioni personali o saggi aforismi altrui, che cosa vuole dire lavorare; un percorso che li ha aiutati a capire che cosa sia l'ufficio e soprattutto che cosa possa diventare.

Ma mi interessa, in modo altrettanto sintetico, avere anche la riflessione di Michele De Lucchi.

R.S.: Che cosa pensi dell'ufficio?

M.D.L.: Bisogna fare di tutto perchè non esista!

R.S.: Risposta radicale! Ti rendi conto che perderesti le royalties per le scrivanie e le sedie che hai disegnato e che questo porterebbe al fallimento tutta l'industria del settore, vero?

M.D.L.: Meglio così! Le industrie potranno fare qualcosa di assolutamente nuovo e non dovremo competere con produttori cinesi e indiani che copiano facendo meglio di noi e a prezzi più bassi. Le aziende potrebbero dimostrare di essere più creative, innovative, competenti e capaci, non solo di assemblare pannelli di legno, ma di interpretare i cambiamenti della sociètà. Vedo la fine dell'ufficio come un momento di grande potenzialità!

R.S.: In fondo cogliere i segnali nuovi invece di continuare a ripetere modelli superati è il ruolo primario del design e dell'imprenditoria... E che cosa salvi invece delle discipline legate al mondo del lavoro, ergonomia, illuminotecnica, space planning, ecc?

M.D.L.: Si salva un'idea sempre più attiva della vita. Qualsiasi operazione ripetuta all'ecceso diventa dannosa; anche se la sedia è comoda e la luce perfetta, ripetere sempre la stessa azione porta all'atrofizzazione degli arti o di parti del corpo, ma anche all'atrofizzazione del pensiero, della creatività, della voglia di fare e di vivere che mi sembra molto ben più dannosa, più drammatica e più meritevole di essere presa in cura.

R.S.: Quindi la vera dis-ergonomia, quale che sia  attività svolta, è data dalla staticità, dalla monotonia, dalla ripetitività. L'incipit è chiaro e piuttosto shockante: è questo che hai detto agli studenti all'inizio del corso o hai lascito che ci arrivassero da soli?

M.D.L.: L'inizio del corso è sempre più convenzionale; dare informazioni eccessivamente trasgressive può essere dannoso perchè fa perdere l'orientamento, la vera matrice delle cose, il confronto con il passato e il giusto processo dell'evoluzione. Quindi abbiamo avuto una partenza tradizionale con dati sul mercato del mobile, informazioni tecniche su scrivania, luce, cablaggi, soffitti, pavimenti e tutto ciò che costituisce il mondo ufficio analizzando la trasformazione che ha vissuto dagli anni '80 ad oggi. Però lentamente ho fatto spostare l'attenzione verso temi più ampi, evolutivi. Analisi su come è cambiato l'uso della carta, su come si sono trasformate le tecnologie che supportano il lavoro di ufficio ma anche sul “menù del lavoratore”, su come è cambiato il modo di lavorare in relazione al modo di alimentarsi e viceversa.

R.S.: Queste riflessioni li hanno condotti nella direzione che desideravi prendessero?

M.D.L.: Sì, anche se la ricerca sull'uso della carta non ha prodotto i risultati raffinati che avrei voluto: mi sarebbe piaciuto che emergesse il “senso” della carta, la visione che sta dietro all'UNI, ti rendi conto che in ufficio le dimensioni sono modulate sulla base del fogli A4? Io soffro molto nel trovarmi davanti sempre la stessa dimensione di carta per i disegni. Della carta mi interessano le qualità sensoriali, tattili e visive, che si sono perse (la grana, la ruvidità la rugosità, lo spessore e i colori: mille sfumature di bianco, avorio, crema..). La carta è uno degli elementi più sensibili nella storia dell'arte e oggi nell'ufficio è sbiancata e resa impersonale, appiattita e standardizzata in “Extra strong - formato A4”. Tutto questo fa parte dell'organizzazione che l'uomo si deve dare per comunicare e agire nella maniera più semplice.

R.S.: Da queste analisi si è iniziata a configurare un'idea più radicale dell'ufficio, così siete partiti sull'operazione No-Office?

M.D.L.: Esattamente; l'assunto di base che ha reso comprensibile a tutti il senso dell'operazione è stato dimostrare che oggi ciò che meglio rappresenta l'idea di ufficio “efficace ed efficiente” è Starbucks, la catena internazionale che offre caffè, dolcetti, musica di sottofondo e aria condizionata. Starbucks offre ambienti ampi e accogliente, sei sempre benvenuto e non sei mai mandato via, gli interni hanno un'immagine domestica, colori caldi sedie piacevoli e comode e soprattutto c'è il wi-fi. Basta il wi-fi per poter lavorare liberamente ovunque.

R.S.: Suona  quasi dissacrante...Paragonare l'ufficio a una caffetteria?

M.D.L.: Indubbiamente è paradossale. L'idea del “servizio caffè” è stata una rivelazione! Abbiamo molto riflettuto su questo servizio in ufficio e sull'importanza che ricopre; su come viene svolto, su come si può migliorare; che persone coinvolge, come va offerto perchè trasmetta il senso dell'ospitalità, come i resti lasciati sul tavolo rischino di diventare inospitali. Il caffè rientra nei rituali che hanno il compito di rendere più piacevole, funzionale e di intrattenere. Il tema si è quindi spostato verso il rendere umanamente funzionale, piacevole e di intrattenimento il “Servizio Ufficio”. Naturalmente, sotto questo punto di vista l'idea di scrivania 80 x160, allungo dattilo e sedie per visitatori è non solo anacronistica e inutile, ma umiliante il ruolo del lavoratore.

R.S.: Tra i visiting professor c'erano anche facility manager di grandi industrie multinazionali. Non credo che potessero avre questo stesso punto di vista, da loro che messaggio è arrivato agli studenti?

M.D.L.: I facility manager hanno spiegato i criteri progettuali per i loro uffici seguendo le regole della corporate identity e i criteri canonici. Però quando si sono focalizzati sulle innovazioni che stanno apportando, si sono soffermati sulla realizzazione di sale break come luoghi di incontro, sulla trasformazione dei pianerottoli delle scale in aree per i fumatori. In un certo senso hanno confermato che le cose importanti non sono la configurazione dei lay out o le tipologie di scrivanie scelte, quello che davvero conta sono i “servizi sociali” e il rendere più piacevole e più produttivo il lavorare insieme lo stare insieme.

R.S.: Qui dovremmo aprire un altro capitolo: che cosa si intende per produttività? Che cosa le aziende si aspettano dalle proprie -che orribile definizione!- “risorse umane”?

M.D.L.: Il problema delle aziende è rendere produttiva “la società che lavora per loro”, ma lavorare davanti al computer e assentarsi per rientrare negli schermi in continuazione è quanto di meno produttivo possa essere concepito per l'azienda. Le proposte degli studenti offrono strade alternative rispetto a questo schema improduttivo ormai consolidato. L'aspetto più positivo e soddisfacente è la scelta di dove sistemare questi No-Office: al parco (a loro piace molto questa idea), nelle stazioni di servizio, nel condominio, nel supermercato, nella sala di attesa della stazione, in chiesa... Le idee sono belle anche se traspare un po' di ingenuità; però è importante abituarli a lavorare su temi astratti, sul concetto, a trattare, dialogare e evolvere temi astratti. Quindi mi sembra che lo scopo didattico sia perfettamente raggiunto.

 

 

Tag: arredo urbano e spazi pubblici, education, multifunzione, nomadism, outdoor, trasformabili

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