
intervista
Intervista a Jaime Hayon
17 Giugno 2010
Considerato uno dei designer più brillanti dei nostri giorni Jaime Hayon è riuscito con la sua genialità professionale e nello stesso tempo ludica a conciliare funzione, bellezza e mercato: confrontarsi con lui è un'esperienza sicuramente stimolante per la carica comunicativa la vena ironica ma anche la grande passione e competenza con cui parla del proprio lavoro.
Jaime Hayon è nato a Madrid nel 1974. Già da teenager è emerso sulla scena della street art, il cui immaginario è ancora presente nelle sue opere attuali. Dopo gli studi in disegno industriale a Madrid e a Parigi, nel 1997 entra in Fabrica, l'accademia di design e comunicazione fondata da Benetton, in cui ha la possibilità di lavorare a stretto contatto con Oliviero Toscani.
Molto presto si trova a dirigerne il Design Department, con progetti che spaziano dalla progettazione di negozi e ristoranti, fino al design e alla grafica di concept espositivi. Otto anni più tardi la definitiva consacrazione ”, prima con le collezioni di giocattoli di design, ceramiche e complementi d'arredo, seguiti da interior design e allestimenti.
La sua singolare visione del design è stata documentata da mostre come “Mediterranean Digital Baroque” presso la David Gill Gallery di Londra, e “Mon Cirque” che ha toccato le città di Francoforte, Barcellona, Parigi e Kuala Lumpur.
Jaime rappresenta una generazione di artisti che percorrono trasversalmente i mondi dell'arte, della decorazione e del design, portavoci di un nuovo rinascimento nella finely-crafted, oggetti sofisticati fuori da ogni contesto della cultura contemporanea del design.
La tua creatività si esprime in differenti ambiti, dalla moda all'oggetto, dagli interni al gioco. Qual è il messaggio che vuoi vuole portare in ognuno di questi mondi?
Non ho un messaggio specifico. Il mio lavoro è molto personale, narrativo e ha una valenza emozionale. Trovo ispirazione in mondi perduti e nella mia stessa fantasia e tutto ciò è riflesso in ognuna delle mie creazioni. Sento la necessità di raccontare delle storie e lo faccio attraverso il mio lavoro, questo è essenziale.
Come nasce un progetto Hayon?
Ogni volta nasce da una penna e un foglio bianco: lo schizzo è sempre il punto di partenza delle mie idee. Quando l'idea sulla carta è maturata abbastanza passa al mio team di designer, che comincia col cercarne le forme e le possibili variabili, ottenendone un rendering digitale tridimensionale. Una volta trovata la soluzione migliore è il momento di condividere l'idea col cliente. Con lui discutiamo i materiali, le varianti , le tematiche legate alla produzione, per poi procedere coi progetti tecnici finali che daranno un'idea più precisa dei volumi, delle forme..
Naturalmente questo processo non sempre è lo stesso e non sempre è così lineare: spesso intervengono variabli e cambiamenti.
Qual è il filo conduttore del tuo universo creativo?
Immagino che ogni persona creativa abbia il proprio “filo conduttore”. Nel mio caso questo ha a che fare con la fantasia e l'immaginazione. Ha anche molto a che fare con lo stato d'animo, lo humor , la forza narrativa e della qualità.
Quali stimoli può offrire il mondo dell'abitare?
Per me il mondo dell'abitare si è rivelato una nuova passione, che mi entusiasma davvero. Esso è simile ad una scenografia in cui devi creare le scene, le sensazioni e curare ogni dettaglio affinchè venga trovato il giusto codice emozionale per ogni spazio. I fattori estetici da soli non bastano: anche qualità e confort sono fondamentali.. È molto impegnativo dare vita ad elementi che creino uno spazio coinvolgente
Lavorare con brand come Lladrò e Baccarat, caratterizzati da una forte attenzione alla materia e al fatto a mano, che esperienza è stata?
Guardare al passato è fondamentale per meglio comprendere il futuro. Chi siamo e da dove veniamo sono parte del percorso verso cui vogliamo andare. Storia e tradizione sono parte di noi ed è per questo che gli do un valore molto importante. È la ragione per cui amo il fatto a mano e lavorare con imprese che hanno mantenuto queste caratteristiche di hand made, è la possibiltà di confrontarsi con l'umanità che sta dietro all'oggetto e la tradizione che si evolve attraverso questa umanità. Entrambe le collaborazioni con Baccarat e Lladrò sono state molto ricche e forti. È molto facile cominciare una rivoluzione e più complicato portare avanti l'evoluzione di un brand che ha già un proprio percorso storicoTag: colors, fashion, lighting









Intervista a Fabio Novembre
Collezione Jean Paul Gaultier per Roche Bobois
Intervista a Paola Navone
Intervista ad Agatha Ruiz de la Prada
Punto vendita Missoni, Beverly Hills, USA




















