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Intervista a Gian Luca Frigerio

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Intervista a Gian Luca Frigerio

Per Gian Luca Frigerio, progettare una sala mostra significa amplificare le potenzialità inespresse di un punto vendita. A patto che il committente viaggi sulla stessa lunghezza d’onda del progettista

Antonella Camisasca

15 Novembre 2010

Opera d’ingegno creativo, il mondo del progetto e del design non andrebbe mai scisso da un serio approccio industriale, da accompagnare alla sua realizzazione con sacrificio e lavoro duro. Intento a occuparsi «meno di architettura, più di azienda», Gian Luca Frigerio predilige, «da sempre», l’universo del prodotto e dello spazio chiamato a contenerlo. Parliamo di retail, exhibit e di quegli showroom attorno ai quali si costruisce l’immagine di un’azienda e dei suoi prodotti.

Architetto per esigenza, designer per vocazione, negli ultimi dieci anni Frigerio è riuscito a far coincidere la propria professione con un percorso accademico sia nell’ambito della Facoltà di Design, presso il corso di laurea in Fashion al Politecnico di Milano, sia al Poli Design con corsi di management del punto vendita d’interni. «Il che - confida - mi ha obbligato ad analizzare a fondo i miei personali contenuti».

Così, perseguendo una politica ‘dei piccoli passi’, per l’architetto piemontese occuparsi di retail progettando uno showroom o curando, più in generale, allestimenti anche fieristici, significa avere conoscenza del mondo dell’impresa. Tanto che «il progetto migliore, parte da una buona committenza, dietro la quale si cela un’azienda che sa quali sono i propri valori, dov’è posizionata e dove vuole andare». A dirlo è un professionista abituato a lavorare nel settore dei rivenditori «dove la multi merceologicità è una realtà da far coesistere tutti i giorni ideando layout su cui posizionare in maniera trasversale diverse categorie di prodotti», compiendo un vero e proprio ‘esercizio strategico’.

Se sulla carta appare, infatti, scontato che non basta progettare una location esteticamente piacevole o colorata «per dar vita a uno spazio espositivo adatto», di più difficile comprensione è la convinzione che «con meno prodotto, ma più qualità dal punto di vista dell’esposizione, dell’accoglienza e dei servizi» sia davvero possibile lavorare meglio. Anche in un periodo di crisi come quello che stiamo attraversando. Lo stesso, ne è convinto Frigerio, che ha permesso di far emergere prodotti di qualità eccellente frutto di una ‘pulizia mentale ed economica’, che hanno lasciato spazio ad aziende organizzate e a progetti e professionalità di livello eccellente.

Di buono, la contrazione del mercato ha portato anche altro. «Rispetto al passato, oggi chi investe in progetti che riguardano la creazione di uno showroom è attento a ricercare professionalità in grado di realizzare questo obiettivo di business». Il che è valido sia per l’interior design applicato a un’abitazione, sia per gli spazi da costruire attorno alla persona nel proprio ufficio o presso una sala mostra. Qui la caratteristica comune è la realizzazione di un habitat in grado di comunicare un’identità aziendale, «ma che tenga soprattutto in considerazione che, pur trattandosi di un luogo di lavoro, le ore che si trascorrono e le relazioni che si stringono al suo interno, spesso e volentieri, sono superiori a quelle che molti di noi trascorrono a casa propria».

Ecco allora l’importanza di spazi progettati in ottica qualitativa pensando a chi li deve vivere accogliendo al meglio clienti, partner e fornitori che, al loro interno devono potersi sentire accolti e a proprio agio riportando architettura e interior design a un compito sociale che non andrebbe mai perso di vista. «Peccato - ricorda l’architetto Frigerio - che i progettisti siano diventati troppo spesso semplicemente il mezzo per le imprese che hanno come obiettivo quello di fare edilizia, più o meno speculativa a seconda dei casi».

Dialogare in maniera proficua su un’idea progettuale con un’azienda illuminata è tutt’altra faccenda, «ma non sono molti gli imprenditori capaci di fare un passo indietro e di mettere da parte la propria personale idea di come dovrebbe essere un punto vendita». L’ideale accade quando la loro visione ‘gestionale’ incontra quella ‘architetturale’ del progettista a cui si rivolgono. Ma tant’è. Gli ambiti di applicazione in cui Gian Luca Frigerio ha potuto esprimersi sono davvero tanti e vanno dal mondo della moda, per una pluralità di marchi, ai negozi di arredamento di fascia medio-alta, fino ad arrivare a un settore particolarmente favorito dalla legge sui contenimenti energetici di questi ultimi anni, che parla di arredobagno, porte e serramenti.

Qui i lavori più recenti e che hanno avuto reale successo dal punto di vista della committenza sono quelli di Serramenti Virga di Cassine (Al), della Tigullio Design di Genova, ma anche il progetto in fase di realizzazione a Cernusco Lombardone, in provincia di Lecco, per Artecasa.

Particolarmente interessante è anche il progetto di rifunzionalizzazione di uno dei magazzini della Kimono S.p.a di Alessandria in cui nell’area ristrutturata trovano spazio locali che assolvono molteplici funzioni: professionali, espositive e commerciali sinergicamente legati tra di loro.

Con ciò, uno dei lavori più riusciti di Gian Luca Frigerio è senz’altro uno spazio multi utility che, nato come location per ospitare un’agenzia di rappresentanza di Alessandria, è diventata anche la sede di Demaproject, realtà fortemente voluta dal titolare dello spazio dedicato, Marco De Marchi, che ha chiesto a Frigerio di intervenire su un progetto tanto ambizioso, quanto di difficile realizzazione. «Fin dall’inizio - ci spiega il nostro interlocutore - il lavoro è stato approcciato con la convinzione che bisognava creare un sistema prodotto attraverso un design strategico utilizzato come unico metodo di progetto». Unendo l’expertice di designer di Frigerio per progettare camini a bio combustibile alla volontà imprenditoriale del committente, è nata nel 2008 la prima collezione dei prodotti Cordis, con cui Demaproject ha inaugurato a settembre 2009 il proprio esordio sul mercato.

«Ambedue - precisa Frigerio - dovevano rispondere a precisi principi ispiratori, come flessibilità e ambiente, garantendo confort abitativo e buona efficienza energetica attraverso prodotti che, a seconda dei modelli, sono anche facili da spostare da uno spazio all’altro e risultano facilmente collocabili in qualsiasi tipologia edilizia». Gli stessi che, per giunta, sono recentemente stati arricchiti da un concept del tutto originale (depositato presso il registro progetti ADI ad aprile 2010), che vede l’utilizzo di un bruciatore come elemento di arredo grazie a un sistema di mensole che rendono i prodotti Cordis integrabili in qualsiasi spazio della casa, bagno compreso.

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