
intervista
Intervista a Davide Vercelli
15 Aprile 2010
Quattro tavoli e una libreria... Ma anche un catalogo, un sito Internet e una rete vendita pronta a entrare in gioco. Così Davide Vercelli, testa bassa e piedi a terra, presenta Liberostile che, più che un marchio aziendale, è il frutto della propria «insofferenza a sottostare alle decisioni altrui».
Ingegnere per caso, progettista per passione, i fronzoli che spesso si celano dietro l'etichetta di designer mal si addicono a Vercelli, il cui percorso professionale ha coinciso per sette anni con quello di Rubinetterie Ritmonio, simbiosi che, se da una parte ha permesso a lui di diventare quello che è oggi, dall'altra, ha visto la nascita e lo sviluppo di una delle aziende più significative del panorama.
Ma tant'è. «In questi ultimi anni - afferma Vercelli - l'indipendenza assoluta che ho trovato presso di loro si è rivelata un'esperienza irripetibile». Anche per questo, pur proseguendo l'attività che, a oggi, vede impegnato lo Studio Vercelli con clienti di fama internazionale come Hego, Valli Arredobagno, Runtal/ZehnderGroup e numerosi altri, il nostro uomo ha scelto di prendere “il sentiero meno battuto”. E da qui, come già avvenuto per il poeta americano Robert Frost, “tutta la differenza è venuta”. Dopo il rubinetto Flower, il sistema di specchi Allodole e la tenda modulare Ombra in alluminio riciclato, realizzati per Hego, (brand del Gruppo Nobili), con i quali l'ho conosciuto di persona due anni fa a Bologna, il designer venuto da Varallo (Vc) ha cercato di placare la propria irrequietezza in un progetto che, a onor della cronaca, è passato dalla teoria ai fatti giusto un anno fa.
«Dopo lo scorso Salone del Mobile [2009 ndr] - ci racconta - ho iniziato a riflettere sulla possibilità di operare una scelta diversa che, pur senza mettere in discussione il lavoro realizzato con il mio Studio, mi consentisse di esplorare nuovi spazi possibili nell'ambito dell'arredamento ». Così, preso per un momento in considerazione il mondo della produzione di biciclette «in cui ero già entusiasticamente approdato con un progetto che faceva largo uso di legno nella struttura portante del telaio», Vercelli ha poi scoperto che chi fa tavoli, sedute e librerie, solitamente è un falegname evoluto in grado di lavorare legno e profili in metallo. «Quel che di nuovo mi è parso di cogliere - racconta - sono state le opportunità che potevano celarsi dietro un ambito produttivo che sfruttasse tecnologie e materiali diversi da quelli attuali».
Come le macchine a taglio laser o a getto d'acqua ma anche le presse ed i magli propri dell'industria pesante e quindi lamiere ad elevato spessore come punto di partenza per realizzare le strutture portanti di una diversa concezione del tavolo o della libreria. «Tanto più - è l'altra considerazione - che, oggi, chi produce tavoli e sedute lo fa assemblando gambe e piani diversamente presenti sul mercato,mentre le mie strutture sono qualcosa di completamente diverso, che vanno pensate, tagliate e piegate coerentemente con le peculiarità tecniche dei macchinari in commercio». Perché sia chiaro: fare il designer per Vercelli significa anche «scovare strategie produttive diverse e migliori, che permettano di strutturare un prodotto riuscendo a coniugare l'aspetto estetico e formale con quello tecnologico di produzione al fine di farlo costare il meno possibile».
Già perché, nella realtà, il costo finale di un prodotto è un elemento imposto dal mercato e va da sé, che tanto più si è capaci di far costare produttivamente di meno un prodotto, tanto più le voci di ricavo dell'azienda ne traggono giovamento. «Ma per quella che è la mia esperienza - prosegue il nostro interlocutore -, la maggior parte dei titolari di studi di progettazione e di disegno industriale non ha nella propria cultura questo tipo di problematica ».
Sarà, riteniamo noi, che Vercelli è un ingegnere e, quando fatto sul serio, un corso di laurea del genere non può che lasciarti ben impresse nozioni di supply chain e workflow management. «È vero - ammette lui -ma Ritmonio prima, gli altri dopo, hanno intuito che la mia forza era quella di innovare non dal punto di vista formale, quanto materico, tecnico, tecnologico e fruitivo, che sono poi le chiavi di lettura del mio lavoro». Un creativo in senso lato, dunque, per il quale non è difficile intuire che: «Tutto ha sempre funzionato fino a quando le aziende alle quali mi sono legatomi hanno permesso di appropriarmi totalmente di un progetto affrontandone ogni aspetto strategico. Perché essere design-oriented non significa ingaggiare un architetto di grido per realizzare un prodotto e nemmeno affidare a una brava agenzia di comunicazione la propria immagine. È anche questo,ma è soprattutto qualcosa che affonda le proprie radici in aspetti primari, quali la produzione e la gestione del magazzino ma anche la capacità di coinvolgere nel tuo progetto i collaboratori a tutti i livelli».
Così, pur in qualità di 'ultima arrivata' nel panorama delle aziende dell'arredamento, come non teme di definirla il suo ideatore, Liberostile i suoi punti a favore li ha e consistono in un'azienda dalla struttura snella, in partner produttivi già ben identificati e in una rete commerciale, quella di UnoDistribuzione di Claudio Vaona, frutto - ancora una volta - di quel tessuto di conoscenze e relazioni che, per Vercelli, sono il vero nodo strategico della vita. «In questo momento - ammette - continuo a proporre oggetti progetti, idee,ma non vedo più per me un futuro alle dipendenze degli altri per la creazione di nuovi brand».
Con questo, non manca l'ambizione di voler approdare, prima o poi, ad almeno un'azienda che fa ceramica sanitaria «per chiudere un cerchio di esperienze nell'ambito dell'arredobagno»,ma la supposizione che la scelta di Vercelli dimettere in piedi qualcosa di proprio coincida con una spiccata irrequietezza a sottostare alle decisioni altrui, è più che confermata. «In Hego le prerogative che mi hanno entusiasmato nel 2008 non ci sono più,ma anche qui - è il bilancio positivo di Vercelli -mi pregio di aver proposto una serie di soluzioni che hanno reso questo marchio qualcosa di diverso da un brand di soli rubinetti che, solo nel 2009, ha acquisito 150 nuovi clienti». Anche qui, fino a quando ha avuto libertà d'azione, Vercelli ha optato per inserire a catalogo specchi, lampade e accessori,ma anche per ristrutturare la rete vendita occupandosi, al contempo, dei cataloghi e della comunicazione dei prodotti.
Ora, con Liberostile, nel contesto del Salone del Mobile 2010, Vercelli presenta quattro strutture e una sovrastruttura. Vale a dire quattro tavoli accomunati da piani trasparenti in cristallo e tutti, a eccezione dell'unico modello in legno al momento presente, modificabili in altezza grazie ad una serie di strategie costruttive che rendono le strutture modificabili con pochi semplici movimenti ed una chiave inglese. All'unica 'sofferta' libreria «si aggiungeranno presto anche lampade e portaoggetti»,mentre per le infrastrutture, ossia le sedute, occorrerà aspettare ancora un po',ma l'attesa, c'è da giurarci, sarà premiata, visto che prestato orecchio a studi e riflessioni di fisiatri e terapeuti, Vercelli intende trovare una risposta ai problemi della postura lombare. «Non si tratta - conclude con la consueta schiettezza disarmante - di un'idea del tutto nuova, ma la soluzione che intendo attuare e che sarà in grado di orientarsi in base ai movimenti della spina dorsale, è di sicuro innovativa».
Per Liberostile Davide Vercelli ha progettato le strutture, si è occupato della selezione degli spazi dove ha realizzato le immagini visibili a catalogo, mentre suoi sono anche i filmati che compaiono sul sito della società, creati per dare un'idea a chi si avvicina incuriosito di come possano scaturire certe idee. Idee che hanno portato alla realizzazione di strutture il cui aspetto formale è volutamente borderline fra la produzione seriale e quella artigianale.
L'uso esplicito di dadi a testa cieca, largamente utilizzati in ambito ciclistico, le superfici di taglio lasciate volutamente grezze e l'uso massivo del metallo, sono studiati per fornire l'impressione che si tratti di un oggetto costruito in serie unica e limitata. A rafforzare ulteriormente questo sentimento costruito ad arte, vi è un'etichetta metallica sulla quale è impresso sia il logo di Liberostile, che un numero di serie progressivo stampigliato a mano tramite punzoni.
In realtà, l'intera produzione messa in piedi da Davide Vercelli è realizzata industrialmente e - si spera - per grandi serie. A essere volutamente curata nel particolare è, però, la rifinitura degli oggetti affidata a operatori che la realizzano a mano. Il risultato finale parla di un ventaglio di soluzioni altamente fruibili in ambiti che vanno dal living all'ufficio, dallo studio tecnico alla hall dell'albergo.









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