
office design
Il manifesto del coworking secondo Cowo
03 Febbraio 2012
L'azienda deve evolvere e il coworking può rappresentare un nuovo modo di concepire l'ufficio del futuro. In questo decalogo è riassunto il concept di coworking elaborato dal network di Cowo.
- Coworking is just a word. Only real people give it meaning.
- We make work a better experience, through space/knowledge sharing, everyday.
- Coworkers are not customers. Coworkers are professionals working with you.
- We are part of a larger comunity, both physical and online, and we speak to each other.
- In our model, relationships come first, profit comes second.
- Our professional skills are constantly enriched by community.
- We don't believe in competition. This makes us highly competitive.
- Coworking enjoys the best marketing strategy: happiness.
- Coworking is always the beginning of something.
- "Coworking is a labour of love" (cit. Tara Hunt co-founder Citizen Space, San Francisco).
Vittorio Gentile, neolaureato presso la facoltà di Scienze Manageriali dell'Università degli Studi "G. d'Annunzio" di Pescara-Chieti, che ha scelto il coworking come argomento portante della sua tesi di laurea, ha così sintetizzato la nascita e lo sviluppo del coworking.
"Il primo coworking nasce ufficialmente negli Stati Uniti nel 2005 dal bisogno di Brad Neuberg, programmatore freelance californiano e fondatore del Hat Factory (primo ufficio condiviso di cui si ha notizia), di lavorare in una community senza però rinunciare all'indipendenza dell'essere freelance. Da allora, questa nuova realtà lavorativa ha cominciato a diffondersi rapidamente in tutto il mondo sia come spazi creati ad hoc da lavoratori nomadi, sia all'interno di organizzazioni già avviate come strumento per rendere attivi spazi altrimenti improduttivi e così coprire parte di quelli che vengono chiamati, costi fissi".
Quando arriva in Italia?
"Nel 2008 sbarca anche in Italia: a Roma negli uffici della redazione di 7thFloor (free press corporate sui temi del design, della comunicazione e del business), a Bologna negli spazi dell'associazione culturale LaPillola400 e a Milano con Cowo, nato nel 2009 nell'agenzia di comunicazione Monkey Business. Da quest'ultima è partito "Coworking Project by Cowo®", una rete di spazi di coworking che oggi vede affiliati 38 uffici in tutta Italia.
Coworking significa lavorare assieme ed è proprio quello che accade in questi spazi condivisi, dove affittando una postazione - scrivania + connessione a internet - ci si trova a lavorare fianco a fianco con le professionalità più diverse: grafici, esperti informatici, giornalisti, manager in viaggio d'affari, studenti e perfino imprenditori e start-up che decidono di avviare e gestire la propria attività in un ambiente dinamico, versatile ed economicamente conveniente."
In che cosa si differenziano Business Centre e Coworking?
"Ciò che li distingue dai business center è la maggiore informalità, l'apertura relazionale e lo spirito di condivisione di chi li abita, i quali hanno per lo più dai 25 ai 35 anni e provenendo da realtà lavorative diverse - c'è chi lavorava in casa, chi in ufficio, chi in luoghi pubblici - sono alla ricerca di un ambiente più stimolante e produttivo dove poter far parte di una community di lavoratori "like-minded" in una struttura flessibile."
E quali sono gli effetti?
"Da un mio recente studio è emerso nel 94% degli intervistati un miglioramento della propria vita privata (nel 51% lieve, nel 43% di cospicua entità) dovuto a diverse cause come il riuscire a separare la vita professionale da quella privata, minor stress, la capacità di gestire in modo elastico e autonomo la propria attività e il far parte di una community che non di rado sostiene i propri componenti. Per quanto riguarda la vita professionale, nella totalità delle risposte pervenute, si è verificato una evoluzione in positivo della propria condizione (57% miglioramenti rilevanti e nel 43% più leggeri) grazie alla maggiore visibilità nel mercato, agli ambienti molto stimolanti, grande flessibilità di utilizzo degli spazi in base alle proprie esigenze, all'economicità, alle opportunità di ricevere in tempo reale feedback da punti di vista professionali più diversi e alle occasioni di scambio e sviluppo di nuove idee che si possono realizzare con questi: i casi di collaborazione in questi uffici oscilla tra l'81 e l'88% dei casi.
Ma non sono tutte rose e fiori: gli aspetti lamentati dagli intervistati sono il troppo rumore, la mancanza di privacy citata nel 10% delle risposte, preceduta dalla possibilità di essere distratti, nel 24% dei casi, da fattori quali via vai di gente, qualche coworker indisciplinato o più in generale dal brusio che può esserci in un open space (non bisogna dimenticare che si tratta anche di un ritrovo sociale).
Dai suggerimenti dati dai lavoratori nomadi che hanno risposto al sondaggio, possiamo tracciare gli elementi essenziali di un coworking space ideale il quale deve essere composto da un'area open space in cui lavorare arredato con materiali di qualità, sale riunioni private, area relax dove pranzare e socializzare e infine, zone più riservate dove poter accogliere clienti ed fare telefonate senza disturbare o essere disturbati."
Tag: nomadism, small office home office






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