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Elettrodomestici, le prospettive di sviluppo

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Elettrodomestici, le prospettive di sviluppo

Andrea Sasso, confermato alla presidenza di Ceced lo scorso maggio, individua alcune priorità per lo sviluppo di un settore che, come ha ricordato al momento della rielezione, ‘vale 130.000 posti di lavoro, diretti e indiretti, ed è il primo esportatore italiano’

Raffaella Razzano

11 Ottobre 2011

Dopo gli incentivi ottenuti nel 2010, quali sono gli obiettivi su cui Ceced punta attraverso il Tavolo permanente di confronto con il Governo?
Spingere, con tutta la forza della rappresentanza del secondo settore industriale in Italia e primo esportatore, perché il Governo si apra al confronto e avvii le azioni necessarie a impostare una politica industriale di crescita sostenibile in Italia, salvaguardando le eccellenze del Paese. In particolare, chiediamo di impostare strumenti efficaci per sviluppare l'industria: sostegno concreto all'internazionalizzazione, all'occupazione, alla R&D; università di alto livello, possibilità di impiegare ingegneri che provengano dai paesi emergenti per globalizzare le nostre imprese. Questi sono solo alcuni argomenti di un ricco dossier che abbiamo illustrato al MiSE (il Ministero dello Sviluppo Economico).

A proposito degli incentivi 2010, quanto hanno influenzato l'andamento del mercato degli elettrodomestici nel 2011? Esistono dei dati precisi sul built-in?
Non sono state ancora recuperate per intero le perdite del biennio precedente, ma è incoraggiante che nel 2010 si sia verificato un leggero rimbalzo, nonostante la crisi generale e la minor propensione alla spesa da parte delle famiglie. Gli incentivi hanno funzionato, così come la logica di filiera con i produttori di mobili per cucine; hanno influito positivamente sulla vendita di prodotti nelle classi energetiche superlative, in particolare nel caso delle lavastoviglie con una crescita del 12% (sell in e sell out): hanno quindi raggiunto l'obiettivo ecologico per il quale erano stati decisi. Oggi, registriamo un forte deterioramento del mercato, sia free standing sia built-in, sul quale influisce anche il normale effetto post-incentivi. A soffrire, oltre ai produttori, sono le catene distributive; ciò induce serie preoccupazioni.

Per la salvaguardia della produzione in Italia si parla molto di prodotti ad alto valore aggiunto e in particolare di elettrodomestici da incasso come prodotti di eccellenza. Per svilupparli e promuoverli sul mercato quale può essere il ruolo di Ceced?

Ceced Italia è interessata al piano di politica industriale per valorizzare l'industria italiana che, non dimentichiamo, ha perso il 40% della produzione negli ultimi anni. Dobbiamo puntare sull'eccellenza e sul valore dei distretti per mantenere una competitività. Il settore degli elettrodomestici, come altri settori industriali, ha bisogno che il Paese faccia la sua parte per migliorare su diversi fronti. I temi sono noti e spaziano ampiamente dalle infrastrutture alla produttività.

Ci sono dei progetti a livello associativo per promuovere domotica ed efficienza energetica?
Efficienza energetica e domotica sono i pilastri nell'innovazione di prodotto e di sistema proiettati verso le Smart Grid. L'Associazione è in stretto contatto con i principali gruppi internazionali leader in questa fase, soprattutto per quanto concerne le reti intelligenti. Siamo impegnati a livello parlamentare e con il MiSE per portare l'attenzione sullo sviluppo dei protocolli, decisivo nell'imminente futuro, e che dovrà vedere il paese protagonista. Anche a livello di distretti industriali forte è l'attenzione sulle piattaforme tecnologiche. In particolare, i componentisti sono chiamati a giocare un ruolo strategico. Nel recente workshop tenutosi in PricewaterhouseCoopers se ne è discusso approfonditamente.

Secondo il Parlamento Europeo, entro il 2016 ogni paese membro dovrebbe raccogliere l'85% dei RAEE prodotti. In Italia quali sono le maggiori criticità, che rendono difficilmente raggiungibile tale obiettivo, e quali invece i progetti in corso per aumentare la raccolta?
Il Parlamento Europeo propone un target di raccolta dell'85% in capo agli Stati Membri, calcolato sul totale dei RAEE generati in un dato anno. Da un punto di vista metodologico, il Parlamento individua correttamente nello Stato Membro il soggetto e responsabile del raggiungimento del tasso di raccolta (l'unico che può avere poteri coercitivi nei confronti di tutti i soggetti coinvolti) e, altrettanto correttamente, il target viene calcolato come percentuale dei RAEE generati all'interno di uno Stato Membro. Indubbiamente però la percentuale proposta è estremamente ambiziosa da conseguire per il nostro Paese, che per raggiungere tale target entro il 2016 - da valutazioni del Centro di Coordinamento RAEE - si dovrebbe impegnare a far crescere la raccolta a un tasso medio annuo di oltre il 30% (in Europa la crescita media degli ultimi 3 anni è stata del 12%). Diversa è la valutazione per Stati Membri che, già oggi, hanno raggiunto target di raccolta superiori al 50% sull'immesso sul mercato.

La distribuzione italiana dell'elettrodomestico da incasso, fortemente sbilanciata sul canale dell'arredamento, rappresenta un'anomalia rispetto all'Europa. È un modello arcaico o invece rappresenta un valore?
In Italia la filiera delle cucine non solo è un valore, ma rappresenta un'autentica eccellenza industriale. Su questo canale specifico Eurocucine mostra un autentico interesse europeo per il settore, con la partecipazione di tutti i gruppi industriali dell'elettrodomestico. La collaborazione di Ceced Italia con Federlegno Assoarredo testimonia la volontà di cooperare e sviluppare tutte le sinergie necessarie per un ulteriore sviluppo di sistema. Chiaramente la distribuzione delle cucine include gli elettrodomestici ed è nostro auspicio che i plus tecnologici siano dovutamente valorizzati, così come il design, nel processo di vendita.

Tag: italian style, mercato, piccoli e grandi elettrodomestici

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