arredo urbano
Design allo smart urban stage Milano
19 Settembre 2011
Quantomeno, si resta entro i confini familiari del “già noto” finché si parla della disciplina in generale; ma, di fatto, se il tema dell'esposizione-concorso itinerante promossa da smart è “il futuro e la mobilità nelle città”, i progetti selezionati immaginano giocoforza un altro status quo: possibile, certamente, innanzitutto perché eco-sostenibile, e poi incentrato su un senso della comunità vissuto dalla cittadinanza ogni giorno.
A curare la sezione Create (Design) di smart urban stage un progettista che, dello “stare al passo coi tempi” - se non anticiparli -, ha già dimostrato averne fatto una metodologia progettuale, aggiudicandosi un Compasso d'Oro ADI nel 2001 con la posata multiuso biodegradabile Moscardino (creata per Pandora Design insieme a Matteo Ragni) e una Menzione d'Onore nell'ultima edizione dello stesso Premio, grazie alla seduta BEK firmata per Casamania. Parliamo di Giulio Iacchetti, naturalmente, che per l'occasione ha selezionato i progetti TranSeat di Maria Jennifer Carew e DrinkMi, di Marco Eba Ghisalberti.
La transenna-panchina TranSeat si è classificata seconda alla tappa di Milano dello smart future minds award, che il 9 settembre ha premiato i tre progetti più innovativi tra i dieci in mostra presso la tensostruttura di Pagano. La motivazione sottolinea significativamente il concept del progetto: “Trasformare un elemento di chiusura, una barriera concepita per vivere 'contro' la persona, in un'opportunità di incontro e di convivialità”. La giuria ha voluto di conseguenza premiare il “coraggioso gesto progettuale” di Maria Jennifer Carew, “in grado di concretizzare la visione di una città che può essere ripensata in positivo, ridefinendo e guardando 'con nuovi occhi' tutto ciò che concorre a comporla”. A metà strada tra l'arredo urbano e la segnaletica, infatti, a seconda dell'evenienza TranSeat può trasformarsi da transenna (e, quindi, barriera) a panchina (ovvero, oggetto che asseconda la persona, in vece di reprimerne movimenti e aspettative). Un elemento non solo polifunzionale, ma dalla funzionalità addirittura contraddittoria, che si fa carico delle stesse tensioni insite nello sviluppo della metropoli - si pensi alle aree in corso di riqualificazione -, forte “soltanto” di una struttura in tubolare d'acciaio, alcuni listelli di legno e il possibile che assurge a metodo.
Al contrario, il progetto DRINKMi di Marco Eba Ghisalberti - alla cui videointervista dedichiamo l'apertura dell'articolo - si caratterizza per la comunicazione univoca di un messaggio: quello della stessa funzione dell'oggetto, che viene contemporaneamente garantita e promossa. DRINKMi, infatti, non è una semplice “fontanella”, ma vuole innanzitutto incoraggiare un nuovo comportamento virtuoso nella popolazione italiana, che tradizionalmente preferisce l'acqua in bottiglia al consumo dell'acqua di rete (quella “del rubinetto”, per intenderci); questo, nonostante i processi di imbottigliamento, distribuzione e dismissione del packaging siano un evidente spreco di risorse, che per giunta si traducono in rifiuti da smaltire.
Il designer ha scelto quindi di lavorare sul piano formale del progetto, attribuendo alla stessa “visibilità” dell'oggetto una funzione, si potrebbe dire segnaletica o - meglio ancora - “iconica”: appropriandosi dell'immagine canonica della bottiglia, è in grado di trasferire all'acqua di rete la caratteristica della “potabilità”. A rimarcare questo messaggio ci pensa la modalità di erogazione dell'acqua, che avviene inclinando la “bottiglia” di 90°, secondo il gesto già familiare all'utenza.
Anzi, tale comportamento - e l'oggetto d'uso cui viene associato, costituito dalla bottiglia - è a tal punto diffuso da essere considerato universale: un'altra considerazione che ha spinto Marco Eba Ghisalberti a lavorare sull'iconicità del suo prodotto, anche alla luce dell'imminente Expo in programma a Milano per il 2015; quando, cioè, la città dovrà costituirsi sempre più come metropoli, ovvero dotarsi di funzioni urbane variegate e complesse in grado di far fronte non soltanto all'aumento quantitativo di visitatori ma, soprattutto, alle inevitabili differenze culturali e di stile di vita di cui questi ultimi saranno portatori.
Tag: arredo urbano e spazi pubblici, design della comunicazione, ecodesign, multifunzione, outdoor









Il futuro di Milano allo smart urban stage
Intervista a Giulio Iacchetti 




















