
food design
Cucinare per un mondo migliore con Wonderbag
12 Marzo 2012
Wonderbag altro non è che una borsa termica, le cui capacità isolanti permettono appunto di condurre il processo di cottura grazie al calore sprigionato al suo inizio, astutamente ritenuto all’interno dell’involucro in tessuto.
I produttori stimano che un utilizzo regolare di Wonderbag – in sostituzione dei “normali” metodi di cottura – comporti un risparmio settimanale di 15 kW*h di elettricità, mentre a livello annuo la borsa riduce le emissioni di anidride carbonica di 500 kg.
Grazie al basso impatto ambientale, Wonderbag è stato considerato dalla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (o UNFCCC, United Nations Framework Convention on Climate Change) un progetto CDM (Clean Development Mechanism o meccanismo di sviluppo pulito, come definito nel Protocollo di Kyoto). Questo significa che per ogni borsa venduta nei Paesi in via di sviluppo, contribuendo appunto all’incremento del benessere sociale ma in modo sostenibile, all’azienda produttrice vengono “accreditate” sotto forma di CER le emissioni di gas serra risparmiate all’ambiente, che è possibile poi accumulare o rivendere sul mercato internazionale.
Esistono poi altre motivazioni a sostegno dell’utilizzo di Wonderbag nei Paesi in via di sviluppo; si pensi innanzitutto all’incremento dei nutrienti che si verifica nel cibo cucinato con questo sistema tipicamente slow cooking, oppure alla possibilità di trasportare gli alimenti per lunghi tragitti all’interno della borsa, conservandoli alla loro temperatura ottimale (calda o fredda che sia) per ore.
In buona sostanza, Wonderbag riesce a proporsi come un contributo positivo alla risoluzione di ben tre problematiche: la povertà nel mondo, il cambiamento climatico e lo sviluppo sociale.
L’impatto del progetto ha luogo sin dalla fabbricazione delle borse, che avviene all’interno dello stabilimento dell’organizzazione non governativa Youth for Survival; oltre a formare gli apprendisti con specifiche abilità manuali e tecniche, la fondatrice Moshy Mathe assicura loro un successivo contratto d’impiego, coinvolgendoli nella realizzazione di divise scolastiche, abbigliamento brandizzato per lanci promozionali, decorazioni fatte di perline.
Ma proviamo a immaginare anche soltanto, sul lungo periodo, cosa può succedere nelle case in cui fa il suo ingresso Wonderbag: spese energetiche ridotte, e quindi la possibilità di investire diversamente i soldi risparmiati; donne e giovani che possono prendere per sé un attimo di pausa, mentre attendono che il pasto per la famiglia finisca di cuocere, sviluppando nuove abilità in altri lavori o semplicemente dandosi allo studio.
Comprendere le reali necessità di un Paese in via di sviluppo forse significa aiutarlo a crescere, o meglio ancora a sviluppare la consapevolezza di se stesso, piuttosto che fornirgli tecnologie e risorse per i quali non c’è un’adeguata coscienza culturale. Forse, neppure nel mondo occidentale.
Tag: design per il sociale, ecodesign, food design






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