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Considerazioni manageriali per un wellness sostenibile
09 Giugno 2011
Il benessere organizzativo è la capacità di promuovere e mantenere soddisfacenti le condizioni fisiche, psicologiche e sociali dei lavoratori, per tutti i livelli e ruoli all'interno delle aziende. Non è un dettaglio: tanto più una persona sente di appartenere all'organizzazione perché ne condivide i valori, le pratiche e i linguaggi, tanto più trova motivazione e significato nel suo lavoro. Dunque vivibilità e piacevolezza nei luoghi di lavoro si traducono anche in maggiore produttività aziendale? Di questo si è discusso nel corso del convegno organizzato lo scorso 18 maggio 2011 a Milano dal Gruppo Donne Manager di Manageritalia - federazione con oltre 35.000 dirigenti, quadri e professional associati - che ha coinvolto esperti e manager attenti a questi temi per dibattere sulle possibili soluzioni per favorire un vero benessere nelle organizzazioni di lavoro.
A partire dal 2002 una serie di direttive europee e nazionali ha cercato di offrire linee guida su come impostare il benessere organizzativo e migliorare la salute e la sicurezza sul lavoro. Risale al 2004 l'accordo europeo sullo stress sul lavoro che offre a datori e lavoratori un modello in grado di individuare, prevenire o gestire questo genere di problemi, fino ad arrivare al Testo unico per la sicurezza e igiene del lavoro (d.lgs n. 81/2008).
Mentre la salute mentale incentiva la capacità lavorativa e produttività, cattive condizioni, comprese le intimidazioni da parte di colleghi, comportano problemi psichici, assenze per malattia e maggiori costi. Problemi diffusi, se si pensa che fino al 28% dei lavoratori dipendenti europei segnala situazioni di stress sul lavoro e secondo l'Organizzazione mondiale della sanità entro il 2020 la depressione diventerà addirittura la causa principale di inabilità professionale.
Le condizioni “ambientali”
Il luogo di lavoro costituisce l'ambiente privilegiato per la prevenzione dei disturbi psicologici e la promozione di una migliore salute mentale. Il tema è ormai da tempo argomento di attenzione e ha portato a studi specifici volti ad analizzare l'importanza dei fattori psicosociali nella determinazione dei problemi legati alla sicurezza occupazionale. Diventa così necessario sviluppare competenze manageriali e affrontare questi aspetti nell'ottica di comprendere le cause interne che generano la mutevolezza di questo tasso di infortunio e di malattia, ragionare in termini di pianificazione e problem solving.
Marco Chiesa, responsabile HSE Area Nord Bureau Veritas, ha presentato il contesto tecnico-normativo di riferimento, affrontando le condizioni ambientali a cui occorre prestare attenzione, come il microclima dei locali, la fruibilità e la sicurezza degli ambienti di lavoro o quella dei macchinari. Creare ambienti di lavoro in cui la sicurezza, l'efficienza produttiva e la soddisfazione degli operatori si integrino in un solo disegno progettuale è certamente il punto di partenza, ma non è sufficiente. Ad esempio, è opportuno considerare gli aspetti cromatici, intesi non solo come elementi estetici ma in relazione a esigenze pratiche e alle sue influenze psicologiche, “lotta” contro il rumore, non solo passivo (rumorosità degli impianti) e isolato dall'esterno, ma anche con la verifica dell'intellegibilità del parlato e del tempo di riverbero. Il concetto di sicurezza oggi sembra superato e inglobato in quello più ampio di salute nell'organizzazione. Se fino a pochi anni fa termini come “stress da lavoro” o “sick building syndrome” erano praticamente sconosciuti, oggi sono sempre più al centro dell'attenzione di coloro che si occupano di garantire la salute e il benessere globale in ambito lavorativo. Dall'altro lato, l'importanza per la salute nelle organizzazioni e di aspetti quali il clima e la cultura organizzativa sono da tempo riconosciuti, tanto che dal convergere della psicologia della salute (health psychology) e la salute pubblica (public health) negli ambienti lavorativi da qualche anno è nata una nuova materia interdisciplinare, l'Occupational health psychology (Ohp).
Problemi ancora irrisolti
Secondo l'Osservatorio dell'Unione europea sul lavoro in ufficio il 33% lamenta mal di schiena, il 28% soffre di stress, il 23% denuncia dolori muscolari e uno stato di affaticamento generale, osserva Angelo Manenti, (C.S.M. Centro Sicurezza & Medicina sul lavoro), sottolineando come aspetti quali comfort termoigrometrico, stress da caldo e da freddo, qualità dell'aria indoor, illuminazione, gestione e manutenzione degli impianti aeraulici, valutazione dei progetti dei luoghi di lavoro e controllo sanitario dei lavoratori vanno monitorati per garantire ambienti sani e organizzati.
Il professor Mario Abis (ricerche psico-sociali Università Iulm Milano), fa notare come il modo di lavorare oggi sia cambiato, eppure si mantengono strutture progettate per un'organizzazione del lavoro ormai del tutto superata. Le nuove strategie del benessere aziendale includono concetti come bioarchitettura, ergonomia, space cleaning (ci vogliamo liberare una volta per tutte degli oggetti superflui?), oltre a pratiche quali il massaggio e la meditazione per l'ufficio, l'area fitness, lo stretching, le degustazioni di cibi e bevande naturali. Quali aziende sembrano più ricettive a questi cambiamenti? Si tratta di realtà che hanno profili meno istituzionali, come ad esempio quelle della new economy ad alto valore aggiunto tecnologico o creativo, della filiera creativa mista (ricerca, immagine, produzione e commercializzazione) o nei poli di innovazione/ricerca scientifica, hanno inoltre di solito strutture leggere e flessibili, spazi condivisi, luoghi di incontro/confronto per il co-working, ma anche più destrutturati.
Secondo Nicola Antonucci, business development & marketing director Iss Facility Services Italia, gli stili di lavoro evolvono e il concetto di mobilità corrisponde a una visione evoluta tecnologica e umana del concetto di servizio. I lavoratori, al crescere della propria professionalità, dispongono di flessibilità e interazioni impensabili 20 anni fa tra lo spazio-tempo personale e professionale, con l'esigenza di una consapevole e sana gestione di questa libertà: qualità dell'aria, cicli di luminosità e di temperature coerenti agli orari, arredi e colorazioni, tutto determina la qualità dell'attività mentale, ossia dell'interazione tra cervello, corpo e ambiente. Sulla base di queste premesse oggi si parla di Integrated Facility Management per coordinare funzionalità e fruibilità ottimale degli strumenti, degli impianti e delle risorse utili al lavoro.
Alcuni esempi di Best practice
Esistono aziende virtuose in tema di benessere organizzativo? Sembrerebbe di sì. Alcuni casi sono stati individuati proprio da Manageritalia. Claudia Colabattista, HR Workforce solutions manager Kraft, conferma che nel colosso del food il management ha investito su questo aspetto considerandolo una vera e propria leva strategica per fidelizzare i propri dipendenti, a cui sono offerti un pacchetto di benefit che vanno dall'asilo nido al servizio lavanderia, alla possibilità di avere un massaggio durante la pausa pranzo. Gli ambienti di lavoro sono stati rivalorizzati e studiati proprio in quest'ottica.
Anche Boiron Italia, punto di riferimento nel settore dell'omeopatia, ha sviluppato un'attenzione e una cura particolari per l'aspetto artistico e creativo. Ecco allora che corridoi, uffici e sale riunioni sembrano predisposti per un vernissage. I principi della cromoterapia sono stati seguiti con l'obiettivo di creare ambienti luminosi, caldi e accoglienti. Non a caso il motto preferito del fondatore, Christian Boiron, è “siamo tutti fatti per essere felici”.
L'architetto Monica Sobacchi, progettista dell'edificio Mac9, nuova sede di Zurich Italia, racconta: il Mac9 fa parte del Business Park Maciachini e si integra in uno dei quartieri di Milano coinvolti nella grande trasformazione urbanistica che ne sta cambiando il volto. Tutte le facility sono raccolte intorno alla corte sospesa: la reception, ristorante, il fitness, l'auditorium e l'accademia Zurich. Il piano terra del complesso risulta così aperto a chiunque durante tutta la giornata. Nove piani completamente vetrati per 36.000 metri quadrati complessivi, in grado di ospitare 1.560 postazioni di lavoro. Nonostante le dimensioni considerevoli, l'impatto del complesso sul contesto risulta parzialmente attenuato, grazie alla frammentazione volumetrica e alle prospettive diagonali generate dagli edifici che moltiplicano i punti di vista. Mac9 è stato realizzato con tecnologie moderne e innovative: il sistema di climatizzazione e la seconda pelle tessile per riflettere il calore, l'installazione di apparecchi illuminanti a risparmio energetico, i materiali riciclabili, la pavimentazione in “tatami” fonoassorbente. Attenzione al dettaglio anche per la fruibilità e l'orientamento all'interno di Mac9: i codici colore guidano i visitatori caratterizzando le pareti dei corpi scala nelle quattro tonalità prescelte; pavimentazioni, soffitti e arredi giocano invece sulle riposanti tonalità del grigio e del bianco.
Luca Valerii, Hr Director Microsoft Italia, ha infine spiegato come la tecnologia possa realmente contribuire al benessere dei lavoratori, basti pensare alle opportunità offerte dal telelavoro, una modalità efficace e che permette una gestione migliore del proprio tempo - per la gioia delle madri e non solo - e allo stesso tempo un aumento considerevole della produttività.
Esperienze da manuale, isole felici o esempi concreti di un cambiamento profondo del modo di concepire le organizzazioni e chi ci lavora?
La risposta a questa domanda si avrà in un futuro che, ci auguriamo, possa arrivare presto. E, come ha detto Marisa Montegiove, responsabile Gruppo donne manager di Manageritalia, il ruolo dei manager è in questo caso vitale. Non a caso Manageritalia si sta impegnando da tempo su tematiche legate all'aumento della produttività e del benessere degli individui e delle aziende, perché per fare l'impresa è richiesto un forte salto culturale e un netto cambiamento del mondo del lavoro che proprio i manager vogliono e possono innescare.



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