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Berlino: gli Ampelmann Shop

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Berlino: gli Ampelmann Shop

È davvero la capitale del design europeo, se a Berlino persino l’omino del semaforo ha fatto tendenza. Anzi, in nome dell’Ampelmännchen si è combattuta una battaglia culturale…

Caterina Porcellini

06 Dicembre 2011

scheda negozio

Nome: Ampelmann Galerie Shop GmbH

Indirizzo: Hackesche Höfe, cortile 5 Rosenthaler Strasse 40-41

Città: Berlino

Cap: 10178

Regione: Germania

Telefono: +49-30-44 72 65 15

Web:

scheda negozio

Nome: Ampelmann Shop

Indirizzo: Karl-Liebknecht-Strasse 1

Città: Berlino

Cap: 10178

Regione: Germania

Telefono: +49-30-275 832 38

Web:

scheda negozio

Nome: Ampelmann Shop

Indirizzo: Alte Potsdamer Strasse 7

Città: Berlino

Cap: 10785

Regione: Germania

Telefono: +49 30-259 256 91

Web:

Qual è l'immagine più rappresentativa della capitale del design europeo? Una qualche icona di tendenza, c'è da scommetterci, audace come la cupola del Reichstag o la cortina di zinco contro cui si scontrano tutti i visitatori dello Jüdisches Museum. Sbagliato, perché non c'è niente di più berlinese dell'Ampelmännchen, l'omino del semaforo, che da cinquant'anni esatti simpatizza – è il caso di dirlo – con i pedoni di una delle metropoli più "rivoluzionate" dell'Europa contemporanea.

Storici o urbanistici che siano, lo sappiamo: gli sconvolgimenti non sono mai troppo pacifici. Lo testimonia la controversa storia della cittadinanza dell'omino verde che, prima di divenire il simbolo incontestato di Berlino, da quelle stesse strade è stato allontanato. Accadde negli anni Novanta, all'indomani della riunificazione della Germania; ufficialmente, per standardizzare la segnaletica stradale in tutto il territorio, di fatto con un implicito pregiudizio che gravava sui simboli della DDR.
L'Ampelmännchen, infatti, era stato concepito nel 1961 da Karl Peglau, psicologo del traffico incaricato dall'allora Germania Est di scongiurare il progressivo aumento degli incidenti stradali. Peglau mise in dubbio che la segnaletica basata su tre colori potesse essere ancora efficace a fronte delle insegne pubblicitarie sempre più invasive, senza contare che in media il 10% di una popolazione non distingue tra verde e rosso. Lo psicologo decise allora per un'inedita comunicazione "a misura d'uomo", piuttosto che di metropoli; i pedoni – fossero anziani o bambini, operai o intellettuali – si sarebbero trovati di fronte a una forma intuitiva, persino evocativa, che rafforzasse il codice ben più astratto dei colori del semaforo.
Da qui, la nascita di un omino che indicava visivamente ai pedoni il comportamento da seguire: braccia larghe per fermarsi, un passo dinamico per segnalare strada sgombra. E un vistoso cappello, d'accordo, una licenza estetica che dalla sua aveva però la capacità di comunicare ai berlinesi una certa rispettabilità sociale.
Con la sua superficie d'illuminazione doppia rispetto agli omologhi della Repubblica Federale, l'Ampelmännchen si era rivelato assai efficace – e anche simpatico, se ci avevano incentrato dei programmi di educazione stradale per i bambini –, ma ciò nonostante nella Germania unita fu abrogato. Gli stessi motivi culturali per cui l'omino verde venne forse osteggiato, già nel 1995 decretarono però una campagna di solidarietà a suo favore: parte dei berlinesi riconosceva l'Ampelmännchen come un simbolo della propria città.

In questo processo di identificazione ci ha messo del suo Markus Heckhausen, un designer che proprio in quell'anno decise di riutilizzare le figure degli Ampelmännchen smantellate dai semafori per farne delle lampade. I primi sei modelli, creati in collaborazione con la stessa VEB Signaltechnik che aveva prodotto i vetri colorati per la segnaletica stradale, furono un successo di pubblico e critica, attirando persino l'attenzione dei media nazionali e della stampa di settore.
Nel 1997, Markus Heckhausen pubblicò "Das Buch vom Ampelmännchen" ("Il libro dell'omino del semaforo") con lo stesso Karl Peglau, ripercorrendo la burrascosa storia del simbolo che, quello stesso anno, ottenne nuovamente di poter campeggiare nelle strade di parte della città.
Da questa vittoria al 2005, anno in cui l'Ampelmännchen ha fatto ritorno in tutti i distretti di Berlino compresi quelli a ovest, la storia dell'omino verde diviene quella di un'impresa di design che va affermandosi nella coscienza dei berlinesi.
Insieme a Barbara Ponn, nel frattempo Heckhausen ha fondato infatti la MAKE Design, presentando nel 1999 la prima collezione completa di oggetti "Ampelmann", che oggi spaziano dalle caramelle gommose ai magneti, dai set per la colazione e la tavola alle spugne per il bagno; senza dimenticare un pezzo forte quale la lampada da cui tutto ha avuto inizio.
A sancire una volta per tutte lo status di icona, agli omini del semaforo è stata dedicata nel 2001 una mostra retrospettiva e l'apertura del primo negozio Ampelman, la Ampelmann Galerie Shop negli Hackesche Höfe di Berlino.
Oggi MAKE Design gestisce altri due negozi nella città, nientemeno che di fronte al Berliner Dom e in Alte Potsdamer Strasse, ma può contare anche su diversi rivenditori e un negozio online. Oltre al fatto che, non appena messo piede a Berlino lo avrete sempre di fronte a voi: l'omino del semaforo più "di design" d'Europa.

Tag: colors, design della comunicazione, icons

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